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L'ex deportato Candotto: «Chissà se mia madre è stata piegata dagli stenti o uccisa con la pistola»

La drammatica testimonianza in Aula del ronchese sopravvissuto a Dachau: «I giovani sappiano»

TRIESTE. «La nostra vita era appesa a un filo: numeri, eravamo semplici numeri e io ero il 69.610. Neunundsechzigtausendsechshundertzehn! Eravamo soltanto dei pezzi, non esseri umani: nullità. I tedeschi gridavano, sempre. Non parlavano mai. Quello che racconto è la pura verità ma, se non l’avessi vissuta di persona per un lungo anno, stenterei a crederci persino io».

Il silenzio generale dell’Aula e una palpabile commozione hanno accompagnato nella mattinata di oggi, lunedì 1 febbraio, queste parole che riassumono il lungo intervento davanti al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia di Mario Candotto, 94enne di Ronchi dei Legionari, uno dei pochi sopravvissuti alle sofferenze vissute nel campo di concentramento nazista di Dachau in Germania.


Emozionato ma...

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