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Migranti, eurodeputati in missione bloccati dalla polizia croata al confine

La delegazione del gruppo Socialisti e Democratici voleva visitare i campi profughi. In serata la delegazione è riuscita a raggiungere Bihac, in Bosnia, dove oggi dovrebbe visitare il campo profughi di Lipa.

Lilli Goriup
2 minuti di lettura
La delegazione bloccata: immagine postata sul'account Twitter di Pierfrancesco Majorino 

TRIESTE Quattro eurodeputati italiani del gruppo Socialisti e Democratici (S&D) ieri sono stati fermati dalla polizia croata mentre, assieme a tre giornalisti, tentavano di passare il confine con la Bosnia Erzegovina. I politici sono Brando Benifei, Alessandra Moretti, Pietro Bartolo e Pierfrancesco Majorino: viaggiavano in missione istituzionale attraverso la Croazia per indagare sulle condizioni dei migranti lungo la rotta balcanica. Nella foresta di Bojna «noi giornalisti siamo andati in avanscoperta, i politici erano d’accordo con la polizia di poter vedere il lato croato del bosco – ha raccontato il giornalista di Avvenire Nello Scavo, raggiunto telefonicamente –. Poi per qualche ragione l’accordo è saltato. Ci hanno bloccati a circa 200 metri dal confine, impedendoci di proseguire. C’è stata una trattativa di oltre un’ora, che ha coinvolto anche l’ambasciatore croato a Roma». «La motivazione ufficiale? La presenza di mine anti-uomo, che però a quanto mi risulta lì non ci sono – prosegue Scavo –. A un certo punto i parlamentari hanno deciso di proseguire lo stesso. Gli agenti non hanno reagito, finché non è stato dato un ordine diverso. I poliziotti hanno inseguito i parlamentari e c’è stato qualche attimo di tensione. Lì è nato un altro negoziato».



In serata la delegazione è riuscita a raggiungere Bihac, in Bosnia, dove, assistiti dall'ambasciatore Minasi, hanno già avuto un briefing sulla situazione dei migranti con Oim ed alcune Ong attive sul campo.

«La polizia ha probabilmente qualcosa da nascondere – commentano Benifei, Moretti, Bartolo e Majorino –. Se siamo stati trattati così noi, figuriamoci i migranti». «Solidarietà ai parlamentari Pd del gruppo S&D a cui è stato impedito di raggiungere il confine con la Bosnia. Poter verificare cosa succede ai confini dell'Europa è un nostro diritto», ha scritto via twitter la presidente del gruppo S&D all’Europarlamento Iratxe Garcia Perez. Per il segretario Pd Nicola Zingaretti si tratta di un atto «gravissimo. Governo e Ue si attivino». Il portavoce nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ha chiesto che «governo italiano e Farnesina esigano spiegazioni per un atto indegno di un Paese Ue».

Sempre ieri, ma diverse ore prima che accadesse tutto ciò, l’eurodeputato Massimiliano Smeriglio ha tenuto una conferenza stampa a Trieste: un momento separato della medesima missione istituzionale. Ha reso noto di aver incontrato i vertici di Prefettura e Polizia di Frontiera di Trieste, oltre che le ong attive sul territorio: «A partire da maggio 2020, la direttiva del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sull’applicazione dell’accordo italo-sloveno del 1996 ha determinato una catena di comando, che ha portato all’esecuzione di oltre mille riammissioni».

Mille riammissioni sono avvenute a Trieste e 301 a Gorizia, stando ai dati divulgati da Lamorgese alla Camera il 13 gennaio: da quella data, sempre secondo Lamorgese, sono state bloccate le riammissioni nei confronti dei richiedenti asilo. Risale invece al 18 gennaio l’ordinanza del Tribunale di Roma che ha definito «illegittime» le riammissioni più in generale. «L’obiettivo ora è tornare a Bruxelles con il dossier della rete Rivolti ai Balcani – ha chiosato Smeriglio –. Ciò determinerà un’iniziativa europarlamentare, che si potrà estendere anche al Parlamento italiano. Il meccanismo delle riammissioni a catena non scarica solo persone ma anche responsabilità politiche, che non possono gravare unicamente su di uno Stato extra-comunitario. La condizione disumana dei migranti a Lipa non è attribuibile unicamente alla Bosnia. Bisogna ricostruire la filiera delle responsabilità bosniache per quanto riguardano gestione dei fondi e non allestimento adeguato dei campi. Ma anche quelle dell’agenzia europea Frontex, quelle della polizia croata a proposito delle testimonianze di violenze, nonché quelle specifiche dell’Italia quanto alle riammissioni».

Erano presenti anche Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, e Alessandro Metz di Mediterranea Saving Humans Trieste. —


 

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