Molestie ai ragazzini, l'allenatore di Trieste arrestato dopo aver tentato di contattare una famiglia via chat

L’uomo ha cercato di minimizzare i suoi gesti. Per questo la procura, dopo i controlli, ha deciso l’arresto

TRIESTE L’ex allenatore di calcio del San Luigi, finito sotto inchiesta per «atti sessuali» su minorenni, ha tentato di contattare una delle due famiglie da cui sono partite le prime denunce in Questura.

Lo ha fatto nelle scorse settimane, tra fine dicembre e inizio gennaio, dopo che gli investigatori della Squadra mobile gli avevano sequestrato il cellulare e il pc. A quel punto, insomma, all’uomo era chiaro che la polizia gli stava addosso. E così ha provato a parlare con i genitori del ragazzino. Forse voleva “spiegare”, calmare gli animi o, chissà, convincere la famiglia che lui non aveva fatto nulla al loro bambino. Che le molestie raccontate dal minore non erano reali.



Sono solo supposizioni, queste, perché i genitori non hanno mai dato seguito a quel tentativo di contatto. Non hanno risposto, ma hanno avvisato la Questura.

È un particolare di un certo peso, questo, sull’intera vicenda: perché è anche da tale elemento che la Procura di Trieste (pubblico ministero Lucia Baldovin) ha chiesto il carcere per l’indagato. Gli investigatori, in buona sostanza, si sono trovati dinnanzi a un evidente rischio di inquinamento probatorio. Un pericolo che si è sommato all’altro, il più incisivo: la possibilità che l’uomo potesse continuare a molestare i ragazzini della squadra. Di qui la proposta della detenzione al Coroneo, avanzata dal pm, poi limitata agli arresti domiciliari su decisione del gip Marco Casavecchia.



Ma cosa intendeva fare esattamente l’indagato quando ha provato a parlare con i genitori del minore? E soprattutto come sapeva che lo avevano denunciato?

L’allenatore aveva ormai alcuni atti giudiziari in mano: dopo che gli agenti gli erano entrati in casa per portargli via il cellulare e il pc (la data qui è certa: il 24 dicembre), il suo legale (l’avvocato Giovanni Di Lullo) aveva infatti avanzato in Tribunale un riesame del sequestro, finalizzato proprio ad accedere a una prima documentazione. La richiesta di riesame era stata poi ritirata, ma nelle carte della pratica, da quanto risulta, c’era anche il nominativo di chi aveva denunciato l’allenatore.



L’uomo, che in quel momento non disponeva del telefonino, ha tentato comunque di approcciare la famiglia. Non è chiaro come: sembra attraverso le chat dei social.

L’allenatore ha scritto direttamente a uno dei genitori, il padre per l’esattezza: una persona che conosceva da molto tempo e con cui aveva una certa confidenza, anche perché in passato ci aveva giocato a calcio assieme. Il genitore non ha risposto, ma – come detto – ha riferito l’accaduto alla polizia.



In questi giorni l’attività investigativa della Squadra mobile va avanti. Come emerso finora, per due casi specifici – le prime due denunce – gli agenti hanno già raccolto un quadro indiziario concreto. Ora la Mobile intende sentire anche gli altri ragazzini che – secondo le accuse – sono stati molestati. E sono ben 16 le denunce, sulle quali la Procura ha formulato 11 capi di imputazione.

Nelle ultime ore un’altra famiglia di uno dei ragazzini che fanno parte delle giovanili del San Luigi ha deciso di farsi avanti e di andare in Questura. Il numero delle denunce potrebbe quindi salire a 17.



Il legale che difende l’indagato, l’avvocato Di Lullo, non commenta. «Per esprimerci attendiamo l’esito delle indagini e di disporre dell’intera documentazione a riguardo», si limita a dire l’avvocato.

Nel corso dell’interrogatorio dal gip, giovedì mattina, l’indagato aveva sostenuto la propria totale estraneità ai fatti contestati negando qualsiasi approccio di carattere sessuale nei confronti dei ragazzini che allenava. —


 

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