Gorizia, un comune in ostaggio. Meglio le urne

Dici Serenella Ferrari, et voilà: è subito Matteo Renzi. Politicamente parlando, la vulcanica consigliera comunale ha utilizzato lo stesso percorso. Ha denunciato, cioè, a suo dire, le incongruenze del sindaco Ziberna e della sua giunta. Ne scrive qui accanto un eccellente cronista, Francesco Fain - la cui reputazione dopo anni di onorata professione non è certo messa in discussione dai soliti latrati su facebook - per cui non mi soffermo. Dunque, le insoddisfazioni dei quattro sono pubbliche e molto chiare. Di solito all’interno di una maggioranza politica questo genere di questioni si risolvono, senza spargimento di sangue e profluvi di parole, nei luoghi deputati: le commissioni e il Consiglio comunale.



È chiaro che qui si vuole altro. Non si vuole costringere il sindaco a cambiare idea sulle sue supposte malefatte. Si desidera sparacchiare sulla sua maggioranza impedendole di amministrare la città. Ora Ziberna ha un voto solo di differenza con l’opposizione e si capisce bene che uno starnuto dentro la sua coalizione è sufficiente per metterlo in imbarazzo.

Ziberna non è Conte. E il Consiglio comunale non è il Parlamento. Il primo cittadino può scegliere due strade. La prima, che gli dannerà l’anima e gli farà perdere un sacco di tempo, è cercare di salvare il salvabile fino alla fine del suo primo mandato: ne vale la pena? No. La seconda è tornare a votare subito. Io questo farei.—
 

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