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Le istanze del Centro rimpatri paralizzano il Giudice di Pace

Le udienze di convalida del fermo degli stranieri irregolari hanno la precedenza Nel 2020, oltre agli ordinari 2.300 fascicoli, si sono aggiunte 1.150 pratiche

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È sempre più a rischio-collasso l’attività del Giudice di Pace di Gorizia. A un anno dal “grido di dolore” lanciato dai dipendenti ministeriali del “tribunalino” e dalle rappresentanze sindacali, poco o nulla è cambiato e se è cambiato, probabilmente è stato in peggio. Perché al carico di lavoro ordinario da evadere, circa 2.300 fascicoli l’anno più o meno equamente distribuito fra settore civile (multe e sanzioni, ad esempio) e quello penale, si aggiunge da tempo il “fardello” portato in dote dal Cpr di Gradisca, il centro per i rimpatri di stranieri irregolari. Nel solo 2020, negli uffici di via IV Novembre – che dipendono dal Tribunale di Gorizia e dalla Corte d’Appello di Trieste – si sono svolte ben 125 udienze di convalida del fermo di stranieri irregolari, e sono stati gestiti in tutto circa 1.150 procedimenti. Il tutto affrontato da un manipolo di personale molto sottile: un solo giudice (il presidente Giuseppe La Licata) e un numero di dipendenti del ministero della Giustizia che si è ridotto a 4, più un rinforzo “in comando” da un Comune della Sinistra Isonzo.

La cancelliera Roberta Zona non nasconde la propria preoccupazione: «Siamo in totale emergenza. Dal momento che il Cpr ha la priorità (le convalide dei fermi devono avvenire entro 48 ore, pena il rilascio degli irregolari sul territorio ndr) era già stato ridotto l’orario di apertura al pubblico degli uffici. Ma la mole di procedimenti che ci troviamo ad affrontare è sproporzionata al numero di dipendenti. La situazione – spiega – era già pesante in seguito all’accorpamento degli uffici di Gorizia, Monfalcone e Gradisca, che non ha portato alcun integrazione di personale». Invece che triplicarsi, le forze erano rimaste le stesse, ma con mille procedimenti in più derivanti solo dalla fusione dei tribunalini provinciali. Poi è arrivata la “valanga” dei procedimenti-Cpr, una valanga che a differenza dei procedimenti civili e penali non si è fermata neppure durante la pandemia. «Così facendo non garantiamo un buon servizio al cittadino. A volte non possiamo neppure rispondere al telefono, figuriamoci prenderci un’influenza. E le dotazioni sono a dir poco obsolete».

«La situazione degli uffici si sta aggravando di molto e non ho timore a definirla disastrosa - fa eco il sindacalista Alberto Di Cicco, Confintesa Fvg -. Il Giudice di Pace dovrebbe essere un servizio di prossimità per il cittadino, ma il pressoché totale assorbimento degli uffici nelle pratiche legate al Cpr e la carenza di personale paralizzano le attività».

Sullo stato di sofferenza del “tribunalino” goriziano si è soffermato anche il consigliere regionale Diego Bernardis (Lega): «È già passato un anno dalla denuncia delle pesanti carenze di personale attualmente in servizio. Anche a causa dalla chiusura delle sedi di Monfalcone e Gradisca, ma soprattutto per la moltitudine di pratiche di carattere giudiziario, penali, amministrative e civili, connesse agli immigrati irregolari del Cpr di Gradisca, è urgente sbloccare la situazione e arrivare quanto prima all’assegnazione di personale per la sede goriziana. In queste fasi così delicate – afferma Bernardis – ritengo opportuno che tali uffici possano occuparsi anche dei cittadini del Fvg. Invece, i circa 90 immigrati irregolari in attesa di espulsione ospitati al Cpr hanno un impatto molto pesante e incidono negativamente sui servizi ordinari degli uffici giudiziari». –

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