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L’ex Braida de Dottori recupera la bellezza della cinta muraria

Conclusa l’operazione di potatura degli alberi, sistemazione della grande aiuola e radicale pulizia delle erbe infestanti

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/RONCHI

L’operazione conclusasi ieri va ben oltre alla normale pulizia e sistemazione di un’area. L’amministrazione di Ronchi dei Legionari, attraverso la ditta “Città Comune”, ha provveduto alla potatura degli alberi, alla sistemazione della grande aiuola e alla radicale pulizia delle erbe infestanti e degli arbusti che da decenni nascondevano la cinta muraria dell’ex Braida de Dottori. Una delle pagine più importanti della storia agricola e imprenditoriale della città. Quello che si sviluppa tra via Aquileia e via 24 Maggio non è un muro qualsiasi. Interessante è quanto riporta il libro di Katharina Zanier “Tra Aquileia e Lacus Timavi”, che parla dei blocchi reimpiegati nella “Braida de Dottori” a Ronchi. «È un numero considerevole di grandi elementi lapidei, estratti dalle struttura del ponte in occasione dello scavo effettuato nel 1770 da G. B. de Dottori … I blocchi sono stati reimpiegati come pilastrini decorativi del muro di recinzione della proprietà de Dottori». Silvio Domini nel suo lavoro “Ronchi dei Legionari – Storia e Documenti” del 1998, riporta che le pietre del ponte romano esistente vicino all’attuale villa Von Hinke «… furono usate dal de Dottori come pilastrini decorativi sopra l’alto muro della sua proprietà, dove ci sono ancora e presentano superiormente l’incavo dell’arpese che le univa per dare ai pilastroni la forza di resistere alla forte corrente».

Nella zona tra la collinetta della villa von Hinke e il colle Zochet, nel 1680 vennero in luce 5 grossi pilastri. Lo storico Padre Ireneo della Croce li attribuì ad un ponte romano che permetteva alla via consolare Aquileia–Trieste di superare l’antico alveo pedecarsico dell’Isonzo. Nel corso di circa 2 secoli furono trovati altri elementi del ponte: pietre squadrate pertinenti a pilastri e arcate, iscrizioni funerarie, sculture reimpiegate nei restauri antichi del ponte. Nel 1829 l’Imperial Gabinetto di Antichità di Vienna condusse un’indagine archeologica che permise di avere informazioni sull’orientamento del ponte, la lunghezza, le testate, il numero e l’altezza delle arcate. La maggior parte dei resti è andata dispersa. Un notevole numero di pietre squadrate è stato reimpiegato nel 700 nella costruzione dei campanili di San Poletto di Monfalcone, non più esistente, e della parrocchiale di Campolongo al Torre. Parti dei pilastroni furono usati come elementi decorativi nella recinzione della proprietà de Dottori. «L’intervento rientra nel programma relativo alle zone storiche cittadine», ha detto il sindaco Vecchiet.—

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