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Cuperlo: «Il peso della crisi è tutto di Renzi. Il Conte ter è la via per uscirne»

L’ex parlamentare dem boccia senza appello l’azione del leader di Italia Viva: «Irresponsabile e spregiudicata Ora serve serietà. E il premier dimissionario è un punto di equilibrio dopo l’anno terribile che ci siamo lasciati alle spalle»

2 minuti di lettura

TRIESTE Per uscire da una crisi la cui responsabilità «pesa per intero su Italia Viva» serve il terzo governo Conte. Gianni Cuperlo, ex parlamentare dem, membro della direzione nazionale del partito, incenerisce le mosse politiche di Matteo Renzi e rilancia il presidente del Consiglio dimissionario, «un punto di equilibrio» in una congiuntura mai così complicata per l’Italia repubblicana. Le urne? «Soluzione inevitabile solo in assenza di una maggioranza».

Cuperlo, che crisi è quella in atto?

«Una crisi sbagliata per i tempi, i modi, le conseguenze. Far cadere il governo nel cuore della pandemia, alla vigilia di una nuova tranche dei ristori e con le scadenze del Recovery plan, è stato un atto di irresponsabilità che pesa per intero su Italia Viva».

Le ricorda alcuni momenti del passato?

«Non sono un nostalgico e so che anche in passato vi sono state azioni irragionevoli. Forse a distinguere questo tempo è una dose maggiore di spregiudicatezza. L’idea di vestire da passione per il bene comune un interesse di parte».

Era anche una politica che non si divideva su questioni personali?

«La lotta politica è stata sempre anche conflitto tra personalità. Berlinguer e Craxi non si amavano, si sono combattuti con asprezza, ma nutrivano una forma di rispetto verso ciò che l’altro rappresentava. Il punto è che dietro quelle figure c’erano identità collettive e questo conta perché, in assenza di solide culture, a prevalere è la sola ambizione di potere».

Un giudizio sui protagonisti, Conte e Renzi, sulle loro mosse, su come si sono giocati le loro carte.

«Conte è un punto di equilibrio dopo l’anno terribile che abbiamo alle spalle. Ha colto i limiti del governo riconoscendo la necessità di un cambio di passo. Renzi ha accusato il capo del governo di avere violato l’ordinamento costituzionale volendo perseguire per sé i “pieni poteri” evocati a suo tempo da Salvini. Se le parole hanno un valore, la differenza tra i due mi pare sotto gli occhi».

Come pensa andrà a finire? Nascerà un terzo governo Conte?

«Me lo auguro come del resto una buona percentuale degli italiani. In quel caso spero si tratti di un governo politicamente rafforzato e, se servisse, anche con l’innesto di alcune figure competenti esterne ai partiti».

Il programma?

«Centrato sul piano vaccinale, il sostegno alle famiglie piegate dalla crisi e la gestione dei 209 miliardi del Next Generation Eu. Un governo solido in grado da prevenire nuovi strappi e agguati».

Da mai con i 5 Stelle ad ancora con i 5 Stelle. Quale ruolo avrà il Pd in questa crisi?

«Abbiamo denunciato la irresponsabilità di chi ha aperto una crisi al buio. Adesso lavoriamo per venirne a capo. Questo sarebbe il momento della serietà, di un rigore morale nel gestire una pagina così difficile, ma anche su questi comportamenti alla fine saranno gli italiani a giudicare.

Come spiega la scelta della senatrice Rojc di sostenere i responsabili? Renzi parla di scandalo dei gruppi improvvisati.

«Lo considero un atto che rientra nella logica dei regolamenti parlamentari. Tatjana in prima persona ne ha sottolineato lo spirito “tecnico” confermando di voler dare una mano senza negare adesione e appartenenza al Pd. Quanto a Renzi, preferivo la prima versione, quando si scagliava contro i partitini del due per cento che facevano barcollare maggioranze e governi. Ma si sa, i tempi mutano».

A Emma Bonino piacerebbe un governo Draghi. Che ne pensa?

«Col massimo rispetto verso Emma e tanto più verso Mario Draghi, personalità alla quale l’Europa deve massima gratitudine per come ha gestito la Bce negli anni peggiori della crisi, mi sembra che siamo in una fase del tutto diversa».

Il voto che opzione è in mezzo a una pandemia?

«Noi non abbiamo mai auspicato le elezioni. Abbiamo sostenuto il governo con lealtà e oggi stiamo lavorando per uno sbocco positivo della crisi. Detto ciò, se il Parlamento non fosse in grado di esprimere una maggioranza, le urne sarebbero la soluzione inevitabile perché la democrazia non può mai finire in lockdown».

Quanto teme la vittoria del centrodestra in quel caso?

«Penso che gli elettori saprebbero distinguere tra chi ha lavorato per evitare all’Italia una deriva illiberale e una destra orfana di Trump». —




 

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