Allenatore indagato a Trieste, il procuratore De Nicolo invita alla misura: un solo caso non inquina l’ambiente dello sport

Il procuratore Antonio De Nicolo

Il monito dell’alto magistrato a non generalizzare su un intero settore: «La dirigenza del sodalizio ha collaborato subito con gli inquirenti» 

TRIESTE «Le società di calcio giovanili triestine sono un ambiente sano. Quanto sta emergendo non può inquinare tutto il settore». Sono parole del procuratore Antonio De Nicolo, che sta seguendo da vicino l’evolversi dell’indagine affidata al pm Lucia Baldovin.

Procuratore, quanto è venuto a galla finora da questa inchiesta ha indubbiamente scosso il mondo del calcio giovanile.


«Quando parliamo di un procedimento penale, il rischio che si fa sempre è generalizzare. Cioè trasferire ciò che accade in quel procedimento a una generalità di casi. Per la mia esperienza in quarant’anni di magistratura e sessantasei anni di vita, posso dire che il mondo dell’associazionismo, specialmente quello sportivo, è un mondo sano che educa i nostri figli a valori importanti e condivisi. Guai pensare che possa essere inquinato da un singolo fatto deviante. È vietato generalizzare. Sarebbe come dire, quando arrestano un poliziotto o un magistrato, che tutti i poliziotti e i magistrati sono dei delinquenti. Io ho conosciuto agenti e anche colleghi miei che hanno sbagliato e sono stati sottoposti a procedimenti penali. Ma non per questo perdo la stima nella polizia e nella magistratura».

Ma le ragioni di preoccupazione da parte delle famiglie non mancano: i genitori affidano i figli alle società aspettandosi cura e responsabilità totali.

«Posso capire lo scoramento. Ma questo è il primo caso mai accaduto a Trieste, come si registra dalla stampa. Se l’associazionismo sportivo fosse un vero pericolo, sarebbe già stato percepito come tale».

La dirigenza del San Luigi si è comportata correttamente?

Sì, la dirigenza ha collaborato istantaneamente con la magistratura. Proprio all’interno della società in cui questo fatto parrebbe essersi verificato, il condizionale è d’obbligo visto che siamo in fase di indagine, la dirigenza si è comportata in modo assolutamente impeccabile. Non ha tentato di insabbiare nulla e ciò è la riprova che il modo dell’associazionismo è composto da persone per bene».

Comunque, va ricordato, l’allenatore al momento è solo indagato. E gli investigatori stanno ancora continuando gli accertamenti.

La nostra Costituzione ammette il principio di non colpevolezza, quindi qui non stiamo sbattendo il mostro in prima pagina. Ma è ovvio che se la Procura ha ottenuto dal giudice una misura cautelare così severa a carico dell’indagato significa che ritiene di avere in mano delle buone chance per arrivare a una sentenza di condanna. Ma siamo appunto in una fase di indagine e non si può additare questa persona come sicuramente colpevole.—



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