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Zoff: «Cautelarsi si può. L’unica strada è valutare con rigore le persone a cui affidare i giovani»

Dino Zoff

Le riflessioni dei grandi allenatori del Fvg sul tema sport e molestie. Il campione del Mundial ’82: «Guai a sottovalutare questi episodi» 

TRIESTE «Difficile prevenire un fenomeno come quello delle molestie nei settori giovanili, nel calcio come negli altri sport, ma di sicuro serve da parte di tutte le società la massima attenzione quando si valutano le persone a cui affidare i ragazzi. Credo sia questa l’unica contromossa concreta per evitare casi come quello di Trieste». Non ha dubbi Dino Zoff. A parlare non è solo la leggenda del calcio, il capitano dell’Italia campione al Mundial ’82 ed ex allenatore di Nazionale, Juve e Lazio, ma soprattutto l’uomo di sport che ha attraversato le generazioni e conosce bene l’importanza di creare attorno ai giovani un ambiente il più possibile sano e formativo. Tanto più in una contemporaneità così difficile da decifrare, in cui i ragazzi vivono tra mille distrazioni, immersi nella dimensione parallela dei “social”.

«Mi metto nei panni delle società di calcio di oggi – spiega Zoff – che devono gestire l’attività dei settori giovanili in un mondo molto più complesso rispetto a quello del passato. Non parlo solo dei miei tempi, ma anche di venti anni fa. Ora è tutto diverso, sicuramente è più difficoltoso comunicare con i ragazzi. Una premessa per far capire come sia complicato scegliere le persone giuste. Ma solo facendo il massimo sforzo per affidarci a uomini che diano le garanzie più ampie, non solo sotto il profilo delle competenze tecniche, possiamo offrire una tutela adeguata». «Quanto alla frequenza di casi così gravi – aggiunge l’ex portiere di Juventus, Udinese e Napoli – penso che per fortuna siano rari, al di là del risalto mediatico che viene riservato a questo tipo di notizie. Tuttavia, guai a sottovalutarli».


Dal marianese Zoff al goriziano Edy Reja. «Quando ho letto la notizia ho provato tanta amarezza, oltre all’inevitabile indignazione. Viviamo in un mondo in cui ogni società sportiva dovrebbe rappresentare un contesto sicuro, al quale affidare i nostri giovani con serenità. Quando salgono alla ribalta episodi così gravi è giusto chiedersi se si poteva fare qualcosa prima per prevenirli. Superfluo ribadire che non è facile, anche perché chi commette questo tipo di reati ovviamente fa di tutto per non farsi scoprire. Spesso si tratta di persone apparentemente davvero insospettabili». «Ora, non ho elementi per entrare nel caso specifico – puntualizza l’ex mister di Torino, Napoli e Lazio –, ma a mio avviso la strada da seguire per prevenire è creare una sinergia sempre più stretta tra le società sportive e i genitori dei ragazzi. Una rapporto di fiducia reciproca, un filo diretto costante che consenta di evitare o quantomeno di far emergere il prima possibile insidie ed episodi così inaccettabili. Non invidio i tecnici delle giovanili e i genitori di oggi. È davvero tutto molto più complicato nell’interazione diretta con i ragazzi, abituati fin da piccoli ai “social”, ma è fondamentale riuscire a dialogare con loro».

Una proposta mirata arriva dall’ex mister della Triestina (ora al Pordenone) Attilio Tesser: «Le società calcistiche, così come quelle di altri sport, potrebbero affidare a dei delegati il compito di svolgere dei controlli mirati – osserva il tecnico –. Oltre a consentire di scoprire prima episodi odiosi, potrebbe rappresentare anche un buon deterrente. Fondamentale, poi, è – conclude – sensibilizzare i genitori, facilitare il dialogo, far capire anche ai ragazzi l’importanza di segnalare comportamenti anomali» . —

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