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Il gruppo Arvedi incassa 50 milioni per la riconversione della Ferriera di Trieste

Sbloccati dal ministero dello Sviluppo economico i finanziamenti attesi dopo lo stop all’area a caldo

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TRIESTE Il ministero dello Sviluppo economico sblocca il finanziamento a fondo perduto a favore del gruppo Arvedi, per incentivare la riconversione della Ferriera di Servola dopo la chiusura dell’area a caldo. Il responsabile del Mise Stefano Patuanelli ha autorizzato l’arrivo di 50 milioni per dare corpo all’Accordo di programma. Cinque milioni in meno del previsto: 27 per Trieste e 23 per lo stabilimento di Cremona. Tanto vale il cosiddetto Contratto di sviluppo sottoscritto dal cavalier Giovanni Arvedi con Mise e Invitalia. Si tratta della parte più cospicua delle risorse pubbliche che sosterranno la concretizzazione dell’Adp.

Mentre procede lo smantellamento di altoforno e cockeria, i fondi ministeriali innescheranno il piano industriale della società siderurgica. Per Trieste si prevedono il potenziamento del laminatoio e la riqualificazione della centrale elettrica, che ha finora funzionato con i gas di scarto della produzione e in futuro lavorerà con gas naturale. L’azienda assicura che la centrale entrerà in funzione entro ottobre.

Il Mise sottolinea in una nota che «gli investimenti consentono di salvaguardare i lavoratori dei siti di Trieste e Cremona, minimizzando gli effetti della chiusura dell’area a caldo. Il progetto di complessiva riqualificazione rilancia, in chiave più moderna e sostenibile, la produzione di acciai speciali dagli spessori sottili e ultrasottili, destinati alla componentistica meccanica, al settore automotive e a quello delle costruzioni».

Durante le trattative per l’Adp, l’amministratore delegato Mario Caldonazzo ha sempre richiamato la necessità del sostegno pubblico per poter garantire l’occupazione ai 417 addetti previsti a riconversione conclusa. Nei successivi incontri avuti con i rappresentanti dei lavoratori, i vertici della società hanno dichiarato di considerare l’acquisto dei nuovi impianti subordinato alla concessione del finanziamento pubblico. La questione dei fondi Mise è stata al centro del tavolo recentemente convocato dal Mise dopo le pressioni delle sigle.

In quell’occasione Caldonazzo ha confermato il rispetto dei tempi annunciati, assicurando il completamento dei lavori sull’area a freddo nel giro di 18 mesi, con la creazione dei nuovi impianti di zincatura e verniciatura, realizzati dalla Danieli di Buttrio.

La riconversione della Ferriera vale circa 350 milioni, fra risorse private e fondi pubblici. Il piano di Arvedi ammonta a 227 milioni: 142 per Servola e 85 per Cremona, con una copertura del Mise rispettivamente da 27 e 23 milioni. Il ministero sostiene così la strategia di decarbonizzazione del gruppo, che punta a creare un ciclo produttivo basato sul reimpiego dei rottami e non più sulla ghisa, con sensibile diminuzione delle emissioni. I 142 milioni relativi a Trieste sono suddivisi fra 86 necessari per potenziare il laminatoio e 56 finalizzati alla sostituzione della turbina della nuova centrale di cogenerazione ad alto rendimento. Arvedi ha appena avuto accesso a un prestito da 240 milioni nell’ambito del New Green Deal, che finanzierà l’operazione sul versante privato.

La riconversione potrà inoltre fruire dei 15 milioni stanziati anni fa dal Mise per l’area di crisi complessa di Trieste: risorse mai utilizzate e rimaste a disposizione per la messa in sicurezza dei terreni costieri della zona industriale di Trieste. Fermi da anni, sono infine altri 41 milioni di fondi statali, assegnati a Invitalia per realizzare il barrieramento a mare dei terreni inquinati da benzene: su questo fronte, però, ancora non si hanno notizie sui tempi del decreto che Mise e ministero dell’Ambiente dovranno firmare per dare il via alle opere ambientali sulla linea di costa.

Agli investimenti di Arvedi si sommano i 130 milioni che saranno spesi invece dalla Icop per conto di Hhla Plt, tra acquisto della newco creata per il subentro nell’area a calda, smantellamento delle strutture dell’area a caldo, messa in sicurezza dei terreni e creazione del terminal di terra che sorgerà accanto alla Piattaforma logistica e al futuro Molo VIII. —

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