Shoah, la Giornata della memoria in Risiera. Il sindaco di Trieste: "Il silenzio non cancelli le atrocità avvenute"

La cerimonia in Risiera (Bruni)

Le parole di Roberto Dipiazza durante la cerimonia nell'ex lager, per la prima volta senza pubblico a causa della pandemia

TRIESTE Con la deposizione di una corona d'alloro da parte del prefetto di Trieste, Valerio Valenti, del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, del sindaco, Roberto Dipiazza, attorno alle 11 di oggi, 27 gennaio, è iniziata la cerimonia di commemorazione del Giorno della Memoria al monumento nazionale della Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento nazista in Italia.

A causa dell'emergenza sanitaria, la manifestazione si è svolta senza pubblico. Accanto alla corona c'erano il gonfalone della città di Trieste decorato della medaglia al valor militare e quelli della Regione Friuli Venezia Giulia e dei Comuni di Muggia, Duino Aurisina, San Dorligo della Valle. Presenti anche autorità civili, militari e religiose delle diverse confessioni, e i rappresentati delle associazioni combattentistiche, degli ex deportati, dei caduti, con i labari, e l'Anpi.

"In questo Giorno della Memoria rinnoviamo l'impegno affinché il silenzio non possa cancellare la consapevolezza di ciò che è accaduto e onoriamo tutte le vittime di quegli anni atroci dove nazismo e fascismo hanno calpestato i principi inalienabili del rispetto della vita e di tutte le libertà. L'Olocausto ha segnato il destino di un popolo. In questo luogo è stata uccisa la libertà». Sono state le parole del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ricordando, durante la cerimonia, «il devastante dramma della Shoah».

«Purtroppo - ha aggiunto - tra queste mura, in questo luogo che è un cenotafio dove si viene a piangere qualcuno e dove l'ideologia deve restare fuori, l'uomo ha perso valori, ragione, pietà». Da sempre, ha ricordato, «il mio impegno è quello di superare insieme i drammi del '900 che hanno insanguinato queste terre. Superare non vuol dire voltare pagina, ma impegnarsi a fare proprio il passato in maniera positiva». «Anni fa - ha ricordato - ho iniziato a percorrere questa strada della pacificazione che è sicuramente stretta e piena di ostacoli».

Secondo Dipiazza, «tutto il mondo dovrebbe chiedere scusa agli ebrei, io non sono il mondo, ma a nome della città e personale ho sentito il sincero bisogno di chiedere scusa per ciò che qui l'uomo, il nazifascismo hanno fatto contro l'umanità». «Oggi - ha aggiunto - siamo sempre di più a camminare insieme come comunità su questo percorso di pacificazione, riuscendo a far diventare sempre più flebile la voce di coloro che, miserevolmente, cercano ancora di utilizzare la memoria per alimentare le divisioni». Infine, ha concluso , «Viva l'Italia».

Sono seguite le parole sindaco di San Dorligo della Valle, Sandy Klun, e ancota un momento di preghiera nelle diverse confessioni religiose.

«Queste mura ci interrogano e sollecitano l'esercizio della nostra responsabilità umana e cristiana», ha detto l'arcivescovo di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi, prima di rivolgere una preghiera. A seguire i riti delle altre religioni, officiati dal rabbino capo di Trieste, Alexandre Meloni, da padre Rasko Radovic, per la chiesa serbo ortodossa, e del pastore metodista Peter Ciaccio.

«Continuare a essere presenti» alla Giornata della Memoria, «non soltanto per ricordare, ma per costruire il futuro, penso sia fondamentale, perché vedo soprattutto verso il popolo ebraico moltissima intolleranza, violenza e discriminazione. Basti pensare a cosa sta avvenendo in Israele dove la gente deve avere paura ad andare a fare la spesa e a portare i figli a scuola».

Lo ha affermato il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, a margine della cerimonia. «La mia preoccupazione - ha aggiunto - è che stiamo andando verso una situazione in cui il pensiero comune alza molto la voce e non si interessa delle persecuzioni religiose che ci sono: oltre al popolo ebraico, quante chiese stanno prendendo fuoco in Francia? Quanti cristiani perseguitati nel mondo ci sono?». «Siamo diventati - ha concluso - una società un pò manichea, dove il commento sul social diventa il centro del mondo e le persone ammazzate, perché sono di una religione diversa, invece nessuno le considera. Forse queste giornate ci aiutano ad aprire un pò di più gli occhi e a intervenire in modo coerente a livello internazionale per tutelare la vita delle persone, diritti e libertà».

Le cerimonie a Trieste sono iniziate alle 10, nella stazione ferroviaria (lato partenze di via Flavio Gioia), con la deposizione di una corona sulla lapide che ricorda la partenza dei convogli dei deportati verso i campi nazisti dal settembre 1943 al febbraio 1945.

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