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Casini: «Inseguire per 15 giorni improbabili responsabili è stato un grave errore. Conte si è indebolito»

L’ex presidente della Camera: «Non tutto è perduto però Ora si superino i personalismi per creare un Governo migliore»

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Pierferdinando Casini (ansa)

TRIESTE «Finalmente». Pier Ferdinando Casini invitava da giorni Giuseppe Conte alle dimissioni da presidente del Consiglio. Ora che quel passo è stato fatto, l’ex presidente della Camera oggi senatore dopo l’elezione nel marzo 2018 in una lista centrista in appoggio al Partito democratico, ripete che «si è perso tempo inutilmente».

Casini, è andata come ci poteva attendere?

«Con quindici giorni di ritardo. Si è finito con l’esacerbare la situazione correndo dietro a improbabili responsabili. Sia Conte che il governo hanno perso credibilità».

Quando avrebbe dovuto dimettersi il premier secondo lei?

«La sera stessa in cui si sono dimesse le due ministre di Italia Viva».

Ha sbagliato solo Conte?

«L’errore è suo. Incaponirsi non è servito a niente. Anzi, se il problema prima era Renzi, oggi rischia di essere Conte. Francamente paradossale».

Quanto indebolito è il presidente dimissionario?

«Non necessariamente tanto da far ritenere finita la sua esperienza di governo. I partiti che hanno la maggioranza in Parlamento, per quanto non assoluta, hanno confermato la loro richiesta su Conte. Se nelle consultazioni del capo dello Stato verranno confermate queste linee orientative, probabilmente si ripartirà da lì».

Ci sarà anche Italia Viva?

«Se Conte vuole fare il governo, il tema Iv è ineludibile».

Come andrà a finire?

«Non è una crisi al buio, c’è qualcosa da cui partire. Vanno messi da parte i personalismi e si deve lavorare con lucidità anche per superare frizioni indubbiamente pesanti. Il dialogo con Renzi si può recuperare».

Si può arrivare a un governo con la stessa maggioranza, ma un presidente del Consiglio diverso?

«È possibile in teoria, ma non è questa la fase in cui parlare dell’argomento».

A chi affidarsi oltre che al Presidente della Repubblica?

«Mi auguro che il Pd faccia la sua parte. È la forza più responsabile presente in Parlamento».

La palla è nelle mani solo dei dem?

«Loro e dei 5 Stelle. Ma la situazione tra i grillini è più frammentata e difficile da definire».

Darà l’appoggio a un eventuale Conte ter?

«Questo è il finale della storia. Ma, da eletto a Bologna in un collegio di centrosinistra, sarò coerente con il mandato che mi hanno dato gli elettori.

Lega e Fratelli d’Italia insistono per voto. Crede ne siano davvero convinti?

«Il centrodestra sta giocando di rimessa. Punta a capitalizzare alle elezioni la rendita di posizione dovuta all’impopolarità nei confronti dei governi messi all’angolo dalla crisi. In politica tutto è ammissibile, ma con quanto sta accadendo nel mondo non mi pare un’operazione di ampia prospettiva.

Che giudizio dà dei primi due governi Conte?

«Sufficiente. Più sei che sei e mezzo. Difficile affrontare la pandemia, ma l’Italia non l’ha fatto peggio di altri Paesi. Sull’economia rischiamo però di aver fatto una grande scorpacciata di contributi a pioggia, non certo un grande progetto per rimettersi in marcia».

Ci sono crisi politiche del passato che le ricordano quella di queste settimane?

«Non è la prima volta che viviamo una crisi basata anche sulla difficoltà di intendersi tra personalità diverse».

Che cosa devono auspicare i cittadini?

«Che si arrivi a un governo migliore».

Possibile con la stessa maggioranza e lo stesso premier?

«Daremo un giudizio a giochi fatti. Può essere che cresca la qualità dei ministri e che la corresponsabilità sia di più alto livello». —

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