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Variante inglese in Slovenia, aumentano i contagiati

Saliti a quattro i casi. Gli esperti: «La mutazione era presente già giorni fa» Il governo riapre le scuole: finiti gli screening fra insegnanti, si torna in classe

LUBIANA Aumentano i casi di variante inglese - sono quattro in tutto, ora - ma l’arrivo del virus mutato e più contagioso non ferma la riapertura annunciata da giorni di scuole primarie e asili in ampie parti del Paese.

È quanto ha deciso ieri il governo sloveno, che domenica aveva annunciato il primo contagio con la temuta variante B117 in un cittadino kosovaro residente in Slovenia, di ritorno dal Belgio. Non era un episodio isolato. Lo ha confermato ieri pomeriggio l’Istituto di microbiologia dell’Università di Lubiana, incaricato di analizzare in maniera retroattiva 291 tamponi effettuati tra il primo e il 14 gennaio nella regione della Slovenia centrale, alla ricerca della variante inglese in recenti casi di contagio. L’Istituto ha così sequenziato il genoma del virus e «tutte le specifiche mutazioni della variante inglese sono state evidenziate in tre» dei campioni sotto esame, ha informato l’università della capitale. Si tratta di «persone che hanno una storia epidemiologica» compatibile con la «potenziale introduzione» della variante B117 in Slovenia, ha precisato l’Istituto. I test effettuati a Lubiana sono la «prova che la variante era presente in Slovenia prima che il primo caso ufficiale fosse confermato durante il weekend», ha precisato l’agenzia di stampa slovena Sta.



La cosa certa è che Lubiana – dove ieri è stato approvato l’ottavo pacchetto anticrisi - non starà a guardare e continuerà sulla strada del sequenziamento, alla ricerca di nuovi casi di variante, inglese, sudafricana o brasiliana che sia, ha confermato ieri Alenka Forte, viceministro della Salute, che ha spiegato che un percentuale di test Pcr saranno utilizzati ogni giorno come campione. L’obiettivo è quello di isolare i colpiti da una variante che «è più aggressiva» e dunque più pericolosa, e per questo è necessario «fermare» le mutazioni sul nascere.

La variante non ferma però come detto – concluso lo screening di massa dei docenti che devono tornare al lavoro - la riapertura dopo quasi tre mesi di asili e del primo triennio delle scuole primarie prevista per oggi nelle nove regioni slovene con il minore tasso di contagi. Il rientro era stato messo in dubbio dallo stesso premier Janša, che aveva ammesso ieri mattina «di non sapere» se sarebbe stato possibile il ritorno in classe alla luce della scoperta della B117 in Slovenia, a suo dire una variante più trasmissibile anche tra i più piccoli. Il ministero dell’Educazione e l’Istituto di salute pubblica (Nijz) hanno tuttavia sciolto la riserva in serata, dando luce verde definitiva alla riapertura, attestando che le classi sono un luogo protetto. La situazione sarà comunque monitorata giorno per giorno «e verranno proposte nuove misure ai primi segnali di un deterioramento della situazione epidemiologica», ha assicurato il Nijz. «Aiutiamo i docenti a far sì che il loro lavoro sia sicuro», ha twittato il primo ministro. Sono circa 75mila i bambini pronti a tornare all’asilo oggi, più di 50mila gli scolari attesi in classe.

Nessun caso di variante inglese è stato invece scoperto in Croazia, ma visto che la B117 è in molti «Paesi vicini, sicuramente arriverà presto» anche a Zagabria, ha avvisato il virologo Luka Cicin-Sain alla Tv pubblica di Zagabria. Un riferimento, quello del virologo, alla Slovenia ma anche alla Serbia, che ha registrato il primo e unico caso domenica. Molto prima, già l’8 gennaio, era stata la volta della Romania, dove ieri i casi sono poi saliti a quattro. A seguire, l’Ungheria, che a metà gennaio aveva individuato il virus in un passeggero di ritorno da Londra. Molto più seria invece la situazione in Grecia, dove i casi di B117 sono ormai più di trenta, molti individuati in persone che non avevano viaggiato al di fuori dei confini nazionali. —


 

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