Palestre e centri sportivi chiusi da mesi: in Fvg la crisi di un settore con ventimila addetti

Palestre pubbliche in ginocchio: le condizioni di molti impianti sono pessime

Incassi azzerati e ristori insufficienti per titolari, personal trainer e allenatori. «ll nostro mondo è considerato di serie B» 

TRIESTE Il mondo del fitness è in ginocchio. A causa della chiusura imposta ormai da mesi, palestre e circoli sportivi sono quasi al collasso. Una crisi che in Friuli Venezia Giulia commenta Roberto Bolelli, delegato regionale Anif, Associazione nazionale impianti fitness e sport, «rischia di travolgere le circa 20 mila persone che, a vario titolo, ruotano attorno al settore». Tra loro c’è chi non lavora dallo scorso marzo. «La situazione è drammatica - prosegue Bolelli -. I ristori ricevuti finora coprono appena l’8% di ciò che è stato perso. Non basta. Alcuni titolari si stanno indebitando anche perché molti centri sportivi sono stati messi in piedi da imprenditori giovani che, per avviare l’attività, hanno chiesto aiuto alle famiglie e ora si trovano a dover fronteggiare spese insostenibili. Serve pensare a misure rapide di sostegno».



Anche se le palestre sono chiuse, infatti, ci sono comunque gli affitti da pagare, particolarmente onerosi considerando i grandi ambienti necessari agli allenamenti, e altri esborsi ogni mese. «Siamo lasciati da parte - racconta Viviana Penso titolare dell’Emporio Danza di Trieste -. Sembra che la nostra sia un’attività secondaria. Invece è un luogo importante di ritrovo per ragazzi, oltre che per gli adulti, controllato e sicuro. Tra gli agonisti, gli unici a potersi allenare, non abbiamo mai avuto un contagio, segno che le misure applicate funzionano. Finora io ho ricevuto solo 4 mila euro a titolo di ristoro, troppo poco. E non c’è certezza sulla ripartenza. Mi dicono “tieni duro” - prosegue - è difficile se ti senti solo».

C’è anche chi ha chiesto un prestito, ottenendolo dopo tanto tempo. «Ce l’hanno dato dopo otto mesi - spiega Alessia Avian, titolare della palestra Maxima di Trieste - e i ristori intanto non coprono nemmeno l’affitto. Stiamo facendo lezioni online o all’esterno, per garantire il servizio a chi ha pagato, con orari ridotti e ovviamente con tutte le problematiche connesse. E pensare che, prima che ci chiudessero, avevamo comprato tutto quello che era stato imposto al settore:termoscanner, bidoni differenziati e tanto altro. Appena messo tutto a regime, ci hanno chiusi. Assurdo. Qui ci sono dipendenti e altro personale al momento fermo. Chiediamo garanzie sulla data di riapertura e, nell’attesa della ripresa, aiuti reali e utili».

Anche alla Crossfit Audace Fight & Fitness Trieste sperano che qualcosa cambi presto. «In alcune zone d’Italia qualche palestra sopravvive con spazi all’aperto, ma noi non ne abbiamo. Ci stiamo però organizzando, a breve, per riprendere almeno qualche allenamento all’esterno - racconta Giulio Borgino, ai vertici dello staff -. Intanto comunque ci sono affitti e bollette da pagare. Per fortuna siamo un’azienda solida, abbiamo lavorato bene negli anni passati, cerchiamo di continuare con l’online ma sicuramente non è non facile. Speriamo di riprendere a pieno regime a marzo, ma nessuno sa quali siano le prospettive reali. E già così quasi un anno di lavoro se ne sarà andato. Se è un dramma per le palestre piccole anche per noi, che come detto siamo un’azienda, le difficoltà non sono poche».

E anche i singoli professionisti sono messi a dura prova. «Attendo ancora i ristori - spiega Francesca Cheber, personal trainer -. Nel frattempo lavoro sul web, un mondo a cui ho dovuto accedere per poter continuare in qualche modo, ma manca il contatto umano con le persone. D’inverno, all’esterno, si può fare poco, prima, con il bel tempo, ho scelto il parco di Villa Revoltella per gli allenamenti. Come noi - conclude - anche molti clienti non vedono l’ora di tornare in palestra. Mi auguro davvero possa avvenire quanto prima». —

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