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I pronostici dei parlamentari Fvg: «Al voto non si va, ci sarà il Conte ter»

La maggioranza degli eletti prevede il ritorno del premier a Palazzo Chigi. Poco probabile il rientro in squadra di Renzi

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Il deputato di Italia Viva Ettore Rosato in aula con Maria Elena Boschi prima del voto di fiducia al governo 

TRIESTE «Vedo il voto al 30%, al 50% un governo di salvezza nazionale e al 20% un Conte Ter». Renzo Tondo il Parlamento lo conosce e in politica ne ha vista più di qualcuna, tanto da potersi prendere la libertà di giocare al bookmaker della crisi politica. Si tratta dell’unica voce scanzonata in una giornata che deputati e senatori del Friuli Venezia Giulia passano appesi alle agenzie di stampa, da cui apprendono le evoluzioni del quadro politico prima ancora che le notizie approdino nei gruppi parlamentari.

Il premier Conte sembra avviato a dimissioni, ma lo sbocco dell’implosione giallorossa appare indecifrabile pure a chi occupa un seggio a Montecitorio o a Palazzo Madama. Gli eletti si dividono tra ciò che sperano e ciò che credono accadrà, ma le uniche cose che li accomunano è la poca voglia di scherzare e la convinzione che le elezioni non ci saranno.

Tondo vuole le larghe intese e ci scommette sopra: «Noi con l’Italia è per l’esecutivo di salvezza nazionale e credo che sarà questo l’esito. Non scommetto sulla riconferma di Conte, che dovrà generosamente farsi da parte. Ma di certo si farà di tutto per evitare elezioni».

«Tutti hanno un mutuo», dice candidamente un parlamentare d’opposizione e non si capisce se sia un auspicio o una critica al governo. Ma è la summa del pensiero dei colleghi, che ritengono le urne una soluzione lunare. Chi da tifoso e chi da detrattore, quasi tutti vedono in avvicinamento un Conte ter, ma solo per i grillini si tratta dell’unica opzione gradita. Nel Pd si bada bene a fare il nome del nuovo frontman giallorosso: meglio non rimanere impiccati e lasciarsi le mani libere. A destra l’ipotesi sgomenta: per i sovranisti non c’è che il voto, mentre i moderati vogliono la grande coalizione, a cui però ammettono anche di non credere granché.

La maggioranza fa quadrato in attesa che il premier salga al Quirinale. «Conte ha fatto una scelta opportuna – dice Debora Serracchiani – che prende atto della necessità di imprimere uno stacco e un’accelerazione all’azione del governo». Per la deputata il passaggio porta verso un «governo sostenuto da una maggioranza solida». Spesso nei non detti c’è un mondo e non pare un caso che l’ex governatrice eviti di fare nomi sul premier che verrà. Tatjana Rojc palleggia: «Stanno uscendo notizie di tutti i tipi e confido nella saggezza del presidente Mattarella».

Chi non vede alternative a Conte è il M5s. Sabrina De Carlo ritiene «il Conte ter come sbocco inevitabile della crisi o non resta che il voto». Ma la deputata grillina ci crede: «La strada sarà allargare la maggioranza». Con chi non si sa, visto che in mattinata il ministro Stefano Patuanelli ha detto forte e chiaro che «chi è il problema non può essere la soluzione». L’ennesimo fischio nelle orecchie di Matteo Renzi. Luca Sut ritiene allora che «andremo verso un Conte ter. Con quale maggioranza? Il gruppo di Tabacci si sta allargando, ma non so se avrà numeri per sostenerci, mentre con i colleghi di Italia viva continuiamo a lavorare anche se Renzi è improponibile».

Il renziano Ettore Rosato, al solito, non fa una piega: «La situazione è complessa, ma la cosa più naturale è che questa maggioranza prosegua, magari allargandosi. Noi siamo disponibili a qualsiasi contatto per costruire assieme le condizioni per lavorare. Non abbiamo messo veti o preclusioni. Abbiamo posto questioni di merito e ci attendiamo risposte di merito».

Il centrodestra assiste allo showdown giallorosso, ma il leghista Massimiliano Panizzut si dice convinto che «faranno l’impossibile per impedirci il voto e per andare avanti, che si tratti del Conte ter o di un altro premier. Proveranno a continuare con la maggioranza giallorossa, anche se mi chiedo quali provvedimenti possa portare avanti questa maggioranza: non è rispettoso verso gli italiani». Il senatore Mario Pittoni vede Conte alle corde: «Dimettersi con la garanzia dell’incarico non gli evita di dover trovare i numeri e non mi pare semplice. Spero nel voto, ma non accadrà in ogni caso». Nel fronte sovranista ne è convinto anche il meloniano Walter Rizzetto: «Per Fdi il voto è la soluzione migliore, ma temo che Conte cercherà il ter e, in questo circo, penso pure che Renzi e Iv torneranno pienamente in maggioranza. Governo di unità nazionale? Penso di no. Conte ha solleticato molti col proporzionale, ma Berlusconi è stato chiaro».

I berlusconiani però la pensano esattamente all’opposto. In Forza Italia, il deputato Guido Pettarin parla di «confusione a livelli parossistici» e auspica «un governo di unità nazionale, perché questa maggioranza ha fatto il suo tempo ma c’è da battere il virus e approvare il Recovery Fund. Ben venga una maggioranza Ursula e magari una personalità come Mario Draghi, ma temo che Conte andrà avanti e si arriverà pure al rientro imbellettato dei renziani». Anche per la senatrice Laura Stabile l’augurio è di arrivare a «un governo di unità nazionale, ma credo che l’ipotesi non piaccia al Pd». —

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