L'epidemiologo Barbone: «Terza ondata dell’infezione in Fvg favorita dalle deroghe a Natale»

Il capo della task force regionale analizza l’andamento della pandemia e rileva l’incrocio fra «due gruppi di contagio» 

UDINE In Friuli Venezia Giulia la terza ondata della pandemia è arrivata nel periodo natalizio, in anticipo rispetto al resto d’Italia. Intorno al 20 dicembre quando il numero dei ricoveri iniziava a salire era difficile prevedere che dalla fine dell’anno ai primi dieci giorni di gennaio quell’indicatore si sarebbe consolidato a tal punto da consentire di dire al coordinatore della task force Covid, l’epidemiologo dell’Università di Udine Fabio Barbone: «Sì quella che stiamo affrontando è la terza ondata dell’infezione da Sars-CoV2». Il professore non esclude che possa trattarsi di una conseguenza legata agli incontri giornalieri consentiti a Natale anche in zona rossa.



Due gruppi di contagio

Seguendo l’andamento dei ricoveri, il professore anziché trovarsi di fronte alla discesa prevista dal modello matematico ha visto salire il numero dei ricoveri e dei nuovi casi. «Dal 20 dicembre ad oggi – spiega – abbiamo rilevato una porzione di focolai extra familiari, lavorativi e scolastici che ci fa pensare all’effetto deroghe».

All’impennata dei ricoveri registrata intorno al 10 dicembre è seguito un calo che si è protratto per almeno otto giorni: da allora «la curva è risalita per toccare il massimo pochi giorni fa». Scientificamente la curva non ha seguito un andamento ordinario bensì una sorta di doppia via che alla fine si è incrociata caratterizzandosi in «due diversi gruppi di persone: il primo gruppo di contagio si è diffuso in persone fragili, il secondo si è evidenziato con casi più gravi trattati in terapia intensiva. Mentre un gruppo si stava riducendo un altro gruppo ripartiva». Su questo fatto ha trovato terreno fertile la terza ondata, un fenomeno non visto prima in regione. Ecco perché gli studiosi stanno ancora indagando: «Stiamo cercando di capire – precisa il professore – chi fossero queste due popolazioni che si sono sovrapposte in tempi diversi».



L’aspetto geografico

Oltre all’andamento dei due diversi gruppi di contagio, i componenti della task force stanno analizzando anche l’area geografica in cui si è sviluppa l’infezione nella terza fase della pandemia. Un’area che parte dall’Emilia Romagna, si estende in Veneto e in Friuli Venezia Giulia, tocca l’Alto Adige per raggiungere la Carinzia e la Slovenia. Anche il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, non stenta a credere che «rispetto alla prima fase il baricentro dell’infezione si sia spostato nel corridoio che dal Centro Italia oltrepassa il Nordest e finisce oltre confine». «Sembra ci sia questo corridoio – conferma Barbone –, ma da cosa sia determinato non lo sappiamo. Dobbiamo studiarlo meglio». Alla pari dell’area geografica, al centro dell’attenzione restano l’età delle persone colpite dal Sars-CoV2 e l’incidenza dei casi registrati, anche in questa terza fase, nelle case di risposo rispetto ai ricoveri e ai nuovi casi derivanti dalla popolazione circolante. Riservandosi di cercare e fornire le risposte scientifiche, Barbone usa una metafora per descrivere il “gioco” della curva del contagio da Sars-CoV2: «Pensiamo – suggerisce – alle onde del mare che arrivano e si aggiungono».



L’effetto deroghe

Tutto sembra ruotare attorno alle deroghe natalizie concesse per evitare l’isolamento alle persone più fragili. «All’allargamento generale della zona rossa c’erano le deroghe per i ricongiungimenti per piccoli nuclei, può essere stato questo a provocare la terza ondata che dovrebbe avere una durata breve anche se viene a sovrapporsi ai casi già innescati dalla seconda e alla crisi del sistema ospedaliero», continua Barbone nel rinviare ogni commento all’analisi di quello che è avvenuto prima e dopo Natale. «Si sono incontrate persone che abitualmente non si incontravano e tra queste – conclude il professore – c’erano diversi anziani che rispetto ai giovani manifestano più sintomi. Da qui l’aumento dei ricoveri ospedalieri».

Dai focolai alla variante

Osservando i casi legati agli spostamenti natalizi «c’è chi ipotizza una variante del virus anche se è troppo presto per affermarlo con certezza, stiamo approfondendo i casi». Barbone è convinto che le conseguenze sarebbero state meno gravi se da inizio anno fossero stati ridotti ulteriormente gli spostamenti delle persone. Nelle ultime tre settimane – sono sempre le parole del professore – «i focolai sono aumentati fortemente soprattutto tra persone non conviventi che possono essere amici o parenti». Un dato per tutti: «Se lo scorso 20 dicembre i focolai rappresentavano il 4 per cento, nell’ultima settimana sono quintuplicati». —

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