In Fvg salito quasi del triplo rispetto alla prima fase il picco dei ricoveri di pazienti Covid

L'Ospedale di Cattinara

Da oltre due mesi la ragione resta sopra la soglia critica di occupazione in aree mediche e terapie intensive. E la pressione non si allenta

TRIESTE. Da oltre due mesi il Friuli Venezia Giulia è sopra la soglia critica di occupazione dei posti letto Covid sia nelle aree mediche che nelle terapie intensive. Sulla bassa e media intensità, con il 54%, è la regione con il tasso più alto d’Italia. Nelle ti, con il 35%, sta dietro solo a Provincia di Trento (46%), Puglia (37%) e Umbria (36%).

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Le soglie, del 40% nelle mediche e del 30% nelle ti, sono state fissate dal decreto del ministero della Salute del 30 aprile 2020. Si era alla fine della prima ondata e si individuò un paletto in un contesto in cui le regioni erano chiamate a organizzarsi per prevenire situazioni di nuova emergenza in ospedale. Ma il contagio di ritorno ha avuto un’intensità tale da imporre continui aggiustamenti nonostante già a luglio la Regione Fvg, con il sostegno di 25 milioni statali, avesse dato il via libera a un piano di potenziamento per aumentare di 55 posti letto la dotazione delle ti (da 120 a 175), convertire 85 posti di medicina per acuzie in terapia semintensiva e ammodernare 12 strutture di Pronto soccorso, tra separazione dei percorsi e aree dedicate all'assistenza di pazienti in attesa di diagnosi.

Cattinara ha accentrato nella Venezia Giulia le ti Covid: i posti disponibili sono saliti da 15 a 30 (per quanto se ne possano usare non più di 25 visti gli organici), mai troppi, purtroppo, davanti a 170 persone che ne hanno avuto bisogno (erano state 35 nella primavera 2020). A Gorizia, contestualmente, si sono aumentati i posti a media e bassa intensità (ora sono 65). Manovre che Regione e Aziende hanno messo a punto, ma con un nemico invisibile che ha messo a dura ogni pianificazione.

La situazione è ben leggibile nei numeri. Il picco degli ospedalizzati del 10 gennaio 2021 (767) è due volte e mezza superiore a quello del 29 marzo 2020 (297), ma colpisce ancor di più la durata della pressione sugli ospedali. Nella prima ondata le soglie d’allerta fissate a fine aprile da Roma (parliamo dunque di un parametro che non era presente a inizio pandemia) non sono mai state superate nelle aree mediche e solamente per 9 giorni (dal 26 marzo al 3 aprile) nelle terapie intensive. Nella seconda siamo invece già a 65 giorni consecutivi oltre soglia nelle aree mediche (dal 22 novembre) e a 67 nelle ti (dal 20 novembre).

«Fino a quando non vedremo un calo significativo della pressione sugli ospedali non potremo trovare conforto nei numeri, pur in calo, del contagio – commenta il vicepresidente con delega alla Salute Riccardo Riccardi –. È un fattore che condiziona ogni scelta, a partire da quanto abbiamo deciso sulle lezioni in presenza. La convinzione che fosse opportuno rinviare il ritorno in classe è legata alla consapevolezza che la mobilità dei ragazzi può contribuire ai focolai in famiglia e a conseguenti, ulteriori ricoveri delle persone più fragili». Nei territori, prosegue Riccardi, «l’area della Venezia Giulia è in questa fase meno colpita, diversamente da una prima ondata che Trieste ha subito più di tutti. Ma la logica è sempre regionale. Trieste ha avuto bisogno di Udine, Pordenone di Trieste, abbiamo sempre ragionato con una visione di rete».

Il dettaglio di ieri parla di un altro, seppure lieve, aumento di ospedalizzati: 686 nelle mediche (+1), 62 nelle terapie intensive (+1). Sempre alto anche il dato dei decessi. Se ne sono aggiunti 23, di cui sei pregressi. Da marzo 2020 sono morte con diagnosi Covid 2.266 persone, di cui 1.070 a Udine (+9), 530 a Trieste (+10), 514 a Pordenone (+3) e 152 a Gorizia (+1). Sulle 24 ore sono emerse 181 infezioni in un consueto lunedì con pochi tamponi (2.438, l’incidenza è del 7,42%). Sono 147 quelli con conferma da test molecolare (su 2.120, 6,93%), 34 quelli da test rapido antigenico (su 318, 10,69%).

La percentuale più significativa rimane quella sui casi testati: ieri era del 19,28%, il doppio rispetto alla metà della sorsa settimana. Negli ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti c’è comunque un decremento dei positivi del 16,8%. La curva è in discesa dal 17 gennaio, ma sempre sabato eravamo al -28%. Il totale dei contagiati in Fvg è di 64.519, di cui 28.338 in provincia di Udine (+85), 14.506 a Pordenone (+34), 13.085 a Trieste (+44), 7.7981 a Gorizia (+17) e 792 di fuori regione (+1). L’incidenza sulla popolazione residente rimane alta: 296 ogni 100.000. Davanti c’è la Provincia di Bolzano (587), ma tutte le altre regioni italiane (la media Paese è 141) stanno sotto.

Tra i casi di giornata, otto positività (quattro ospiti, quattro operatori) nelle residenze per anziani, mentre nel Ssr si contano i contagi di un medico in Asugi, di un collaboratore amministrativo, un infermiere e un medico nell’Azienda ospedaliera Friuli Centrale e di un operatore tecnico nella Friuli Occidentale. Gli attualmente positivi sono 11.573 (-183), i totalmente guariti 49.197 (+333), i clinicamente guariti 1.483 (+8), gli isolamenti 10.825 (-185). —
 

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