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Troppa Sassari, ko senza storia per un'Allianz anonima

I biancorossi soccombono in casa 82-103. Succede perché di fronte c’è una signora squadra con un totem sotto canestro e tiratori di vaglia ma succede anche perché la formazione di Dalmasson non ha né l’intensità né continuità difensiva delle ultime partite

TRIESTE Si ferma contro il Banco di Sardegna di Pozzecco la serie vincente dell’Allianz Trieste. I biancorossi soccombono in casa 82-103. Succede perché di fronte c’è una signora squadra con un totem sotto canestro e tiratori di vaglia ma succede anche perché la formazione di Dalmasson non ha né l’intensità né continuità difensiva delle ultime partite. E quando perde la propria identità si ridimensiona in una squadra anonima, involuta quando deve attaccare il canestro, senza un leader cui aggrapparsi quando dice male. Troppo poco per riuscire a mettere in difficoltà i sardi che eseguono uno spartito perfetto.

L’Allianz deve cominciare ad handicap ogni partita, neanche glielo imponessero con un apposito Dpcm. Dalla palla a due al primo time-out passano due minuti e un 9-0 bruciante. I sardi arrivano al +11 prima che Fernandez trovi il primo canestro biancorosso. Se la consegna era costringere Sassari a ritmi bassi, i buoni propositi sono già saltati. Trieste difende blandamente, il Lobito rimedia tre triple da Spissu e 21 punti subiti in poco più di cinque minuti sono inaccettabili. In attacco solo Henry sembra crederci, per il resto le manovre biancorosse sono lente e prevedibili. Il Banco di Sardegna conquista un vantaggio massimo di 14 lunghezze (10-24) chiudendo il quarto 18-28.

E mentre il faccione indimenticabile di Dado Lombardi domina l’Allianz Wall con le note di “I will survive”, storica sigla del Pressing marziniano, nell oscore spicca il 56% sardo da tre conto il mortificante zero su tre di Trieste. Finalmente una fiammata Allianz, con la bomba di Cavaliero - che se gli lasci due metri ti firmi la condanna da solo - e Alviti da sotto senza Usa in campo e soprattutto con la coppia di lunghi Da Ros-Gražulis. Con una tripla di Alviti i biancorossi si portano ad appena tre punti (33-36 al 14’) prima di sprecare due possessi puntualmente puniti dalla banda del Poz che ha uno Spissu ispiratissimo. Le magie del play avversario pungono nell’orgoglio Fernandez, che per due volte replica dai 6,75.

L’Allianz tuttavia non riesce mai a dare nè sostanza nè continuità alle prove di rimonta, perde palloni e di fronte c’è una signora squadra che gioca benissimo, a memoria, e sa anche fare prodigi, come quando Bendzius che manda al riposo mettendola da tre con il difensore addosso sulla sirena. 46-55. Nessun cambio di passo al rientro in campo e il Banco di Sardegna impone la propria identità, riprendendosi il +14 (50-64) e senza accusare troppi danni dai falli tecnici fischiati prima a Bilan e poi alla panchina. L’Allianz si ostina a lasciare libertà sul perimetro ed è vocazione al martirio. Placatosi Spissu, provvede Bendzius. E quando i sardi non colpiscono da tre ci pensa Bilan a comandare sotto i tabelloni. Meno 17 per Trieste a metà del terzo parziale (54-71). In campo un’Allianz che non ha neanche la metà della personalità dimostrata nelle ultime trasferte, involuta, macchinosa.

Quando non sa che fare, tenta improbabili soluzioni dai 6,75 o come Doyle va a sbattere nel traffico, con irritante presunzione. Alviti è largamente il più tenace della compagnia. A proposito, ma provare a farlo coesistere sul parquet con Henry (benchè moscetto atleticamente) in guardia quando Doyle si incarta da solo pare davvero un’eresia? Trieste - che nel secondo tempo concede a Fernandez solo quattro minuti - vede incombere lo spettro del ventello, prima di reagire limando con Delia lo scarto a nove punti (71-80) a sette minuti dalla sirena. Ma è solo un colpo sull’acceleratore. Bilan da sotto e poi persino da fuori obbliga i biancorossi a una brusca frenata. L’incontro, che poteva forse essere ancora riaperto, viene brutalmente concluso.

Per riaprirlo ci vorrebbe il cuore Hurlingham, la consapevolezza che nonostante limiti oggettivi non si molla mai. L’orgoglio di crederci sempre e comunque, fino in fondo. Ma non è serata di amarcord. Nemmeno di cabala. Il Poz, finora in saldo negativo negli scontri diretti con Dalmasson, stavolta si prende una rivincita con gli interessi. E non risparmia nemmeno l’onta del centello casalingo.

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