Trieste, social housing a Rozzol: riparte il cantiere Finint, tra un anno 56 alloggi

L’investimento da 5,8 milioni era stato bloccato dalla crisi di Carena e Celsa. Il subentro della Ici coop di Ronchi  lo ha rimesso in moto

TRIESTE C’era il rischio che un’importante operazione di “social housing” s’impantanasse nelle more delle difficoltà finanziarie attraversate dal settore edile. Invece la vicenda ha preso una favorevole piega, il cantiere ha potuto ripartire con il subentro di una nuova azienda e dall’estate del prossimo anno saranno disponibili 56 appartamenti ad affitto agevolato e in vendita.

Siamo di fianco alla tanto suggestiva quanto disastrata stazione ferroviaria di Rozzol, a metà strada tra l’ex Fiera e l’ospedale di Cattinara. A Trieste Finint, la finanziaria guidata da Enrico Marchi che controlla attraverso Save gli aeroporti di Venezia e Treviso, ha finanziato, insieme alla Regione, due iniziative di edilizia “convenzionata”. Una già inaugurata in viale Ippodromo: la trasformazione dell’ex cartotecnica Sadoch (novemila metri quadrati, 13 mini-appartamenti, 53 bi-camere, 17 tri-camere, 3 spazi di “socializzazione”).


L’altra è il costruendo condominio di Rozzol.Rispetto a viale Ippodromo c’è una differenza essenziale: sè la prima costruzione “nuova” in Friuli Venezia Giulia, poichè gli altri cantieri di “social housing” erano riqualificazioni di stabili esistenti. Nel gennaio 2019 - progetto e direzione dei lavori affidati all’ex presidente dell’Ordine degli architetti ed ex assessore ai Lavori Pubblici Andrea Dapretto - carbura anche il complesso di Rozzol, un investimento da 5,8 milioni dal quale ottenere 56 alloggi, l’80% destinato a locazioni convenzionate di durata variabile dagli 8 ai 15 anni.

Il 20% restante andrà invece sul libero mercato a 1.600 euro al metro quadrato. Gli enti - per disposizione normativa - non debbono avere una superficie superiore a 95 mq e non possono presentare caratteristiche “de luxe”.

Il cantiere riesce a costruire un 30% dello stabile, finchè nell’estate 2019 l’impresa edile Carena, storico marchio genovese, accentua quei problemi finanziari che poco più tardi la porteranno al fallimento. Collabora con l’azienda ligure la cooperativa latisanese Celsa, a sua volta finita in concordato preventivo. A quel punto il lavoro si blocca, ma riprende alcuni mesi dopo perchè subentra Ici coop, sede a Ronchi dei Legionari. Ora la situazione sembra assestata: Dapretto comunica che la struttura è completata, l’edificio ha raggiunto la “sommità”, prevederne la consegna tra un anno non è un’utopia.

Il condominio si affaccia sulla linea della Transalpina (Campo Marzio-Opicina rimessa in esercizio circa un anno fa), per cui vennero subito erette barriere fonoassorbenti. Per la verità il complesso è quasi confinante con il poco rassicurante rudere della stazione: non sembrano esserci aggiornamenti rispetto all’agosto 2018, quando il proprietario Claudio De Carli dichiarò il proposito di venderla a 800 mila euro. Qualcosa si muove invece sul progetto di riqualificazione della vicina area ex Kozman, ventimila metri quadrati in stato di abbandono con ingresso da via Grimani, alla fine di via Cumano. Nell’estate 2019 era emerso l’interessamento da parte di un imprenditore extra-regionale, incline a comprare per 1,5 milioni quei terreni. Sorse però un problema di carattere ambientale, che fermò l’acquisto: quel problema si è risolto e quel recupero potrebbe risbucare dal cassetto delle fantasie. —


 

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