Sulle riammissioni Roma e Lubiana pronte a chiedere l’intervento dell’Ue

La Pubblica sicurezza difende «l’onorabilità» dei suoi agenti: «Ricostruzioni infondate». Prassi bloccata dal 13 gennaio

TRIESTE Nulla di ufficiale, nessuno vuole metterci la faccia o la parola, né in Italia, né in Slovenia. Parlare di migranti è come inoltrarsi in un campo minato. Ma la sentenza del Tribunale civile di Roma che ha dichiarato illegali le riammissioni degli immigrati in Slovenia porta allo scoperto vecchia ruggine che la pandemia di Covid-19 aveva ricoperto sotto una sottile patina omogenea di oblio.

In Slovenia, il giorno dopo, il ministero degli Interni guidato da Alež Hojs indirizza tutti alla Polizia che, se già nella ordinaria amministrazione (leggi tamponamento) è muta, figuriamoci su un tema di questo tipo. Ma la “fama” della sentenza circola, soprattutto nei corridoi del ministero degli Esteri di Lubiana dove la parola più gettonata è “Europa”. Voci del ministero sussurrano di un’atmosfera nervosa al solo proferire la rotta dei Balcani. Non è possibile che, ancora una volta, l’Unione europea lasci l’Italia, la Slovenia e la Francia da sole davanti al tema immigrazione clandestina. Per Lubiana l’equazione è facile “migranti eguale problema europeo”. La Slovenia poi ha chiesto l’aiuto di Frontex ai confini con la Croazia dove non ce la fa più. E qui la rabbia sale. La Croazia invece, che vuole entrare nell’Area Schengen, Frontex proprio non la vuole. Risultato? Quest’anno oltre 7 mila immigrati clandestini sono entrati in Croazia dalla Bosnia. E poi su, verso Slovenia e Italia e Austria. Meno male, è la conclusione che abbiamo 140 chilometri di barriere lungo il confine croato (su complessivi 740 km) se no, dicono a Lubiana, qui ci sarebbe una vera e propria invasione.


Anche alla Farnesina bocche cucite, ma anche qui le voci parlano di una precisa volontà di fare riferimento all’Europa, mentre dal ministero degli Interni trapela che vi è l’intenzione, oltre a presentare appello alla sentenza di Roma, quella di coinvolgere le istituzioni di Bruxelles. Rimanendo sempre in ambito di Viminale il prefetto di Trieste Valerio Valenti sostiene che dopo la sentenza «non cambia nulla, rimane valido l’Accordo bilaterale tra Italia e Slovenia del 1996 sulle riammissioni che opera in piena compatibilità con la Convenzione di Dublino». Intanto le riammissioni di chi chiedeva asilo politico sono state bloccate sulla frontiera italo-slovena da quando il 13 gennaio scorso, rispondendo al question time, il ministro degli Interni Luciana Lamorgese lo ha dichiarato alla Camera e come confermato dal vicequestore responsabile della Polizia di frontiera di Trieste Giuseppe Colasanto.

Il quale però ha più di un sassolino nella scarpa da togliersi dopo aver letto quanto scritto nella sentenza del Tribunale di Roma. Lui è il comandante e pensa ai suoi uomini. «Sono esterrefatto da quello che si scrive senza verificare i fatti, noi operiamo solo in divisa, non usiamo né bastoni, né manette, ai migranti diamo sempre supporto sia sanitario che umano offrendo loro da mangiare, vestiario e scarpe e ne sa qualcosa don Sandro della Caritas. Noi stessi abbiamo pagato il latte e i pannolini per i neonati intercettati con le loro mamme e la scorsa settimana una collega ha salvato la vita a un immigrato praticandogli il massaggio cardiaco. Siamo sconcertati da quello che abbiamo letto». Interviene anche il Dipartimento della pubblica sicurezza che, «pur nel totale rispetto dell’ordinanza emessa dall’autorità giudiziaria, è pronto a dimostrare, nelle sedi opportune, la non fondatezza della ricostruzione dei fatti oggetto di testimonianza del cittadino pachistano (promotore della causa ndr.) e a difendere l’onorabilità» dei propri agenti. Con il plauso dell’assessore regionale alla Sicurezza del Fvg Pierpaolo Roberti che si augura che «analoga presa di posizione venga adottata anche dal governo impugnando questa sentenza e consentendo alle Forze dell'ordine di difendere i nostri confini, contrastare i flussi irregolari e combattere la piaga dei trafficanti di esseri umani sulla nostra fascia confinaria». Sconcertata la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: «Ancora una volta la magistratura entra a gamba tesa vanificando addirittura accordi internazionali dell’Italia e quindi incidendo sulla sovranità nazionale». Stesso tono quello del governatore del Fvg Massimiliano Fedriga. La decisione del Tribunale di Roma sugli immigrati? «Dice che l’Italia non può più fare le riammissioni in Slovenia. L’immigrato irregolare che arriva in Europa, perchè scappa da una guerra o perché perseguitato, poi giunge in Slovenia e da qui decide di andare in Italia e noi dobbiamo tenercelo. Mi sembra incredibile». —

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