Cacciari: «Conte troverà i numeri, nessun eletto vuole andare a casa»

Massimo Cacciari

Il filosofo veneziano esclude in modo categorico l’opzione del voto anticipato e sottolinea il trasformismo del premier: «Sul piano tattico è da 10 e lode. Renzi? Visto il numero di cappelle autolesioniste mi sta diventando quasi simpatico» 

TRIESTE «Conte troverà una maggioranza perché nessuno, in Parlamento, vuole andare a casa». Massimo Cacciari non crede al voto anticipato, non almeno a stretto giro. Non con un presidente del Consiglio «che si sta dimostrando trasformista impareggiabile». Il filosofo veneziano, avvertendo il pericolo della «catastrofe», striglia però l’esecutivo: «Il problema non è se tiene o meno. Il problema è che cosa sarà in grado di fare».

Cacciari, quali sono le urgenze?


«Sono due. Si tratta di realizzare un Recovery plan come si deve, indicando in modo dettagliato, anche dal punto di vista dello sforzo finanziario, i progetti da presentare in Europa. E poi va affrontata la questione di un debito che continua ad allargarsi giorno dopo giorno, senza che si pensi a come gestirlo con le nostre forze. L’Europa, su questo, certamente non interverrà».

Conte si sta preparando?

«Mi pare che tutto sia molto, ma molto vago. La debolezza del governo non è certamente foriera di grande concretezza negli argomenti».

Vede debolezze anche sul fronte sanitario? Teme per la campagna di vaccinazione?

«I vaccini si faranno, in un modo o nell’altro. La confusione regna sovrana, invece, sulle norme restrittive per i cittadini. Un diluvio di decreti che non danno alcuna certezza agli operatori».

Le ha definite “barzellette” alla vigilia di Natale. Non crede che servano a contenere il contagio?

«Chi lavora non sa se, quando e che cosa si apre. Il Paese è stremato».

La caccia alla maggioranza. A chi guarderà Conte?

«Ne troverà una. Se non organica, sicuramente di volta in volta sui provvedimenti più significativi. Prima di sciogliere un Parlamento che vuole restare dov’è, ce ne vorrà».

Chi chiede il voto lo fa solo a parole?

«Nella destra l’unica che vuole andare al voto è Giorgia Meloni».

La Lega?

«Forse Salvini. Ma molti suoi luogotenenti certamente no. A partire dai presidenti di Regione».

Si andasse però alle urne, chi vincerebbe?

«Se si arrivasse alle elezioni dopo un fallimento del governo su Recovery plan e ristori non ci sarebbe partita: stravincerebbe la destra. Ma se il governo desse qualche colpo sui passaggi chiave, il centrosinistra ha qualche possibilità di farcela. Servirebbe tuttavia un tridente. Oltre a Pd e 5 Stelle, ci vorrebbe un Conte in posizione di rilievo».

Il ruolo di Forza Italia?

«Una patatina fritta per l’aperitivo. Forza Italia vale pochissimo rispetto a Lega e Fratelli d’Italia».

Ma come si è giocato le sue carte Matteo Renzi secondo lei?

«Vista la quantità di cappelle autolesioniste che ha messo in fila, mi sta diventando quasi simpatico. Non volendo andare alle elezioni, pensava di poter cambiare Conte senza che cambiasse la maggioranza. Incredibile come abbia potuto credere che i 5 Stelle mollassero Conte e che il Pd rompesse un’alleanza che gli ha consentito di ritornare al governo».

Eppure, del Pd, Renzi è stato segretario.

«Strano appunto non abbia capito che il Pd è un partito per modo di dire e che la sua vocazione è esclusivamente di governo».

Conte, invece, come si è mosso?

«Se il giudizio va dato sul piano tattico, della capacità di sopravvivenza, di restare a galla in qualsiasi situazione con qualsiasi alleato, è dieci e lode. Uno che da due anni sta in piedi con Salvini, Di Maio, Zingaretti, adesso pure con i responsabili, ha evidentemente un’abilità diabolica».

Le ricorda qualcuno del passato?

«Nessuno. Come nemmeno questa crisi mi ricorda una crisi del passato. Nella prima Repubblica cambiavano i governi, ma c’erano assi che non vacillavano nei rapporti e negli equilibri politici».

Che cosa di devono augurare gli italiani?

«Che il governa riesca a fare un Recovery plan che dia fiducia alle imprese. Un mix tra investimenti in innovazione e ricerca e in opere pubbliche ad alto moltiplicatore ed effetti occupazionali nel breve termine. E poi un piano finanziario per evitare che il debito non ricada esclusivamente su figli e nipoti».

In concreto?

«Tagli a pensioni e stipendi più alti. Perché no una patrimoniale. Serve una distribuzione equa del peso della crisi. Se riusciranno a fare queste cose bene. Altrimenti, tanto vale che vadano a casa».

L’ipotesi Mario Draghi?

«Non realistica adesso e nemmeno augurabile. Draghi potrebbe saltar fuori soltanto nel momento dello sfascio totale. A quel punto mi vedo il Capo dello Stato che sollecita un governo tecnico e il Parlamento ubbidisce. Sennò arrivano i carabinieri». —




 

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi