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L’asse Forza Italia-Lega regge alle scosse romane e pensa alla lista Fedriga

Mentre in Parlamento i gruppi azzurri perdono pezzi, in regione i big confermano l’intesa col leader del Carroccio e studiano strategie al centro in vista del 2023. L’ordine di scuderia della coordinatrice Savino è serrare i ranghi nella capitale e difendere la coalizione a Trieste. L’esperimento a cui si lavora ricalca la strada percorsa da Zaia. A guidare l’ipotetica civica del presidente sarebbero Riccardi o Bini. L’obiettivo è anche arrestare la crescita di Fdi

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Sandra Savino e Riccardo Riccardi 

TRIESTE. La crisi come gigantesca centrifuga capace di separare gli amici della Lega dai nemici del sovranismo. È quanto sembra succedere in questi giorni all’interno di Forza Italia, dove il voto di fiducia e le trattative seguenti allargano la faglia tra le anime del partito. Il dissidio va avanti da tempo ed è alimentato ora da un esponente di spicco come Gianni Letta, in azione per garantire la legislatura attraverso un patto che superi il governo Conte con un esecutivo di osservanza europeista.

Ne deriverebbe la probabile spaccatura dei parlamentari berlusconiani eletti in Friuli Venezia Giulia, dove i leader azzurri non hanno tuttavia dubbi sull’opportunità di continuare compattamente il percorso impostato con il Carroccio e in particolare con il presidente Massimiliano Fedriga.

Dopo le scintille con la Lega sulla guida del centrodestra alle regionali 2018, la coordinatrice regionale Sandra Savino e il vicepresidente Riccardo Riccardi hanno appianato i rapporti con Fedriga e costituiscono oggi assieme a Progetto Fvg gli alleati più preziosi del governatore. La crescita di Fratelli d’Italia ha spinto forzisti e biniani a federarsi per consolidare la propria posizione in Consiglio regionale. 

L’operazione è stata benedetta da Fedriga, che vi vede la possibilità di mettere un freno alle pretese di Fdi, ma quel che più conta è che il raggruppamento centrista è pensato dal presidente come l’embrione di quella che nel 2023 potrebbe diventare la sua lista civica e lo strumento per radicare il proprio consenso nell’area moderata.

Impossibile che i sommovimenti romani possano smuovere i leader di Forza Italia da questa strategia, che in regione promette di assicurare un futuro anche davanti al graduale tramonto dell’astro di Silvio Berlusconi. Gli sviluppi nazionali non saranno però indifferenti, perché potrebbero accelerare il processo di spaccatura del partito azzurro, se si riveleranno fondate le indiscrezioni che danno una decina di senatori tentati dal passaggio alla maggioranza o se decollerà la trattativa di Letta, tesa alla formazione di un governo con un altro premier.

Entrambe le ipotesi acuirebbero la distanza fra la parte sempre più a disagio nell’alleanza coi sovranisti e quella convinta invece di proseguire la strada con la Lega, nella speranza che diminuisca il peso di Matteo Salvini e aumenti quello di Giancarlo Giorgetti e dei presidenti di Regione. Dinamiche su cui conterà non poco l’approvazione di una legge elettorale proporzionale, così come annunciata dal presidente Conte.

In caso si verifichi lo scisma, è pressoché scontato che la senatrice Laura Stabile faccia armi e bagagli verso un nuovo soggetto centrista. Da più parti si dà inoltre per tentato il collega Franco Dal Mas, a sua volta vicino al gruppo di Mara Carfagna, che da tempo viene ritenuta in procinto di lasciare il partito per dare vita a una nuova formazione centrista.

E qualora si realizzasse un’ipotesi del genere, bisognerà verificare pure le scelte del presidente del Consiglio Piero Mauro Zanin, i cui rapporti col gruppo consiliare forzista non sono dei migliori e che da tempo manifesta disagio verso le punte più acute del sovranismo leghista. La nota ufficiale diramata ieri per stigmatizzare le sparate del consigliere leghista Antonio Lippolis contro Liliana Segre è d’altronde risultata poco gradita dalle parti di piazza Unità.

Il numero dei big berlusconiani in bilico si ferma tuttavia qui. L’asse Fedriga-Riccardi si è rinsaldato nel tempo e soprattutto durante la pandemia. Il governatore sa poi molto bene che la gamba moderata è preziosa nella coalizione per tenere ai margini i meloniani, concorrenti in ascesa nel campo sovranista. L’ordine di scuderia della coordinatrice Savino è dunque quello di tenere la posizione a Roma e confermare la saldezza dell’alleanza, mentre in Fvg si lavora a una strategia che per certi versi ricalca quella perseguita da Luca Zaia in Veneto, ovvero una lista civica guidata probabilmente da Riccardi e Bini.

Il movimento, allo stato attuale, potrebbe puntare al 15% e garantire copertura al centro, cercando di tenere dietro Fdi. Ma il 2023 è lontano: prima bisognerà assistere alla fine del film proiettato a Roma e poi attendere il 2023 e la ricandidatura di Fedriga, che il governatore conferma ma che è troppo lontana per essere certa nei continui rivolgimenti della politica italiana. —




 

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