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Il veto di Renzi non mette a rischio i rapporti con il Pd sulle comunali di Trieste

Da Trieste a Pordenone gli esponenti del centrosinistra rassicurano sulla tenuta delle squadre in vista del voto in Fvg: «Le guerre romane sono lontane. Nei territori dem e Iv camminano insieme sostenendo candidati e progetti comuni»

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Matteo Renzi e a destra Francesco Russo 

TRIESTE Il marasma nazionale non si ripercuoterà sulle partite amministrative del 2021 in Friuli Venezia Giulia, a partire da quella di Trieste. Almeno per il momento, la frattura fra Italia Viva e la coalizione di governo non ha comportato rotture a livello locale, e se il centrosinistra punta a sostenere candidati unitari, nel Movimento 5 Stelle c’è chi spera anzi che le defezioni nelle fila dei renziani a Roma si riflettano in movimenti analoghi anche sul territorio regionale.

Sono 37 i Comuni della regione che rinnoveranno le loro amministrazioni nell’anno appena iniziato (vedi articolo in basso). Assieme a Pordenone, il voto nel capoluogo regionale è senz’altro il più rilevante dell’intera annata. Vista dal colle di San Giusto, però, la crisi romana appare quanti mai lontana e priva di effetti immediati. Italia Viva Trieste è e intende restare nel perimetro di centrosinistra unitario, qualora il candidato fosse il dem Francesco Russo. Il giorno dopo lo strappo al Senato, il coordinamento provinciale del partito conferma la sua scelta: «Per noi contano i progetti e le idee che riguardano il futuro di Trieste, e su questo restiamo - spiega la consigliera Antonella Grim, a nome del direttivo -. Le nostre scelte finora sono state frutto di un ragionamento sulla situazione locale, in base al quale abbiamo stilato la nostra proposta programmatica. Starà al candidato sindaco l’onore e l’onere di fare sintesi». Dal canto suo il candidato in pectore del centrosinistra Francesco Russo non ci pensa neanche a incagliare la potenziale coalizione in beghe romane: «Ho detto da subito che intendo fare una campagna al di fuori degli schemi nazionali. Ai cittadini non interessa vedere replicati a Trieste gli slogan romani, vogliono un progetto sostenibile per la città». A contare sono i temi locali, aggiunge: «Lo ha confermato il voto alle ultime regionali, quando gli elettori hanno premiato i candidati e le squadre, anche in termini di civiche. Spero quindi che i partiti scelgano di fare una campagna molto civica, legata al territorio».

Anche a Muggia Italia Viva resta intenzionata a sostenere le scelte dei dem, confermando l’appoggio già dato alla candidatura del vicesindaco Francesco Bussani, in rottura rispetto alla sindaca uscente Laura Marzi. Un inghippo, questo sì, che secondo più di qualcuno potrebbe dare al centrosinistra giuliano più problemi rispetto alle crisi romane.

Passando al resto della regione, le possibilità di frizioni interne al centrosinistra diminuiscono, anche perché il nucleo forte dei renziani Fvg è inscindibile dalla figura del coordinatore nazionale e deputato Ettore Rosato, che in Friuli e nell’Isontino ha minor peso rispetto al capoluogo.

Grado, che pure andrà al voto, segue come di consueto le dinamiche isolane, e al momento non ci sono all’orizzonte forze centriste che possano alzare il vessillo renziano in alternativa al sindaco uscente Dario Raugna. Passato l’Isonzo la situazione non muta. Sul Noncello Italia Viva non ha nomi di peso su cui spendersi, e la battaglia principale del centrosinistra nel pordenonese resta quella perstrappare il controllo delle amministrazioni a una destra agguerrita.

Anche per questo il segretario regionale del Partito democratico Cristiano Shaurli non vede beghe in arrivo: «Non credo che ci saranno ripercussioni sulle amministrative. I rapporti con Italia Viva in Fvg sono positivi e non credo porteranno a delle rotture a Trieste come a Pordenone. La collaborazione ormai è consolidata e si basa sui progetti. Confido che lo spirito possa rimanere quello collaborativo di questi mesi».

Dai banchi del Movimento 5 Stelle, il consigliere regionale Andrea Ussai commenta: «L’incognita che più mi incuriosisce, devo dire, è quella di chi continuerà a dirsi renziano. Una domanda che vale sì per il drappello di Italia Viva al Senato, ma anche per chi aveva scelto di passare ai renziani ai tempi della scissione e ora potrebbe decidere di tornare all’ovile. Se guardo alle prossime amministrative, il risvolto potenziale più interessante mi sembra questo». —

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