Vaccini anti-Covid, la lunga attesa degli over 80 a Trieste tra rabbia e rassegnazione

Due anziani a passeggio

La doccia fredda del rinvio lascia nello sconforto molti anziani che confidavano nel ritorno a una vita normale: «Non sappiamo quanto futuro abbiamo ancora a disposizione» 

TRIESTE «Cosa pensiamo? Nulla di particolare. A parte che siamo sempre più convinti di essere nelle mani di Dio». La notizia della riduzione delle dosi disponibili di vaccino Pfizer ha stimolato nei coniugi Mori più un senso di devozione religiosa che di sconforto. Forse perché la loro vita, dall’inizio della pandemia, non è cambiata poi molto. «Andiamo a fare la spesa la mattina. Poi il resto della giornata stiamo in casa, ci arrangiamo, non abbiamo né figli né nipoti», precisa la signora Antonietta, 86 anni, mentre il marito Fausto – che ne ha 89 – le sta accanto silenzioso, sorreggendosi su un bastone di legno da passeggio.

In quanto ultraottantenni, i coniugi rientrano tra le categorie prioritarie per la ricezione del vaccino. Ma il freno messo alle forniture non li ha colpiti troppo. «Speriamo che qualcuno si faccia vivo quando sarà il nostro turno. Noi siamo favorevoli al vaccino, anche se questa fretta ci lascia qualche dubbio. Ma non importa: lo faremo lo stesso», conclude Antonietta, che nella voce ha la rassegnazione di chi da molti mesi osserva gli eventi zigzagare in modo disordinato e illogico. A lei, come a molti altri ultraottantenni, questo ennesimo singhiozzo appare semplicemente come una parentesi di ulteriore caos stagliata sullo sfondo del caos.



Ed è questo il modo in cui lo dipinge anche Lucia Vasieri, 80 anni: «Io il vaccino lo avrei fatto volentieri. Mi sono informata poco e capire come orientarmi non è semplice – ammette la signora Lucia –. Di notizie ne circolano tante, è vero, ma ho l’impressione che alimentino più confusione che chiarezza». Secondo l’assessore regionale alla Sanità, Riccardo Riccardi, si tenterà di tornare a ritmi regolari di prenotazione in febbraio.

Ma non tutti gli interessati sono sorretti da una calma ecumenica nel valutare l’ulteriore attesa: «Non vedo l’ora di essere contattato per riceverlo – ci tiene a precisare Mario Brancati, 82 anni, goriziano –. La riduzione delle dosi mi ha allarmato, mi auguro che dalla prossima settimana tutto torni regolare». A renderlo impaziente c’è un elemento in più: il fatto che anche il figlio Enrico, in quanto affetto da disabilità, rientri nelle categorie prioritarie. «Lui avrebbe dovuto ricevere il vaccino oggi (ieri, ndr), proprio il giorno in cui la somministrazione delle dosi è stata interrotta. Così non siamo tranquilli, facciamo fatica a ritrovare ritmi di vita regolari».



Oltre a una sensazione di paura, a guidare l’attesa di chi si trova in una posizione di vulnerabilità è anche la stanchezza nel morale: «Le notizie parlavano di una distribuzione rapida, e invece è addirittura stata interrotta – dice Fiore Babudri, classe 1934 –. Io e la mia famiglia ci siamo sempre adeguati, abbiamo rispettato tutte le regole. Noi anziani, però, attendiamo il vaccino, il nostro domani non è così sicuro. Le nostre giornate non sono giornate qualsiasi, perché non sappiamo quanto futuro abbiamo ancora a disposizione». E anche quando l’iniezione sarà eseguita, anche quando tutte le polemiche sulla vicenda saranno evaporate, non tutti sono sicuri che si tornerà a una vera normalità. «Tutto questo sconvolgimento lascerà il segno dentro di noi. Anche se non voglio rompere le scatole a nessuno, devo dire che sono stanco di rinunciare a ciò che amavo fare – afferma Silvio Dodini, 87 anni –. Mi piaceva stare con gli amici, passeggiare. Mentre oggi non faccio che vedere persone che se ne vanno».

La pandemia è vista come un evento eccezionale, certo, ma non per tutti è davvero unico e irripetibile. A qualcuno, come a Franca Avolio, 83 anni, le immagini delle lunghe file davanti ai negozi e l’inquietudine generalizzata per le strade hanno ricordato i tempi della Seconda guerra mondiale: «Io non avevo ancora prenotato il vaccino, ero stata dal medico di base e sembra che ancora non ci sia nulla di organizzato. Ma d’altra parte è inutile arrabbiarsi, tutto questo è un già visto – sottolinea la signora Franca –. Guardo la mia città e mi vengono in mente ricordi di guerra. La furia incombeva. E non si poteva fare nulla per evitarla». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi