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Da Pfizer a Novavax: la forza della genetica

Non sono antisieri, non sono antidoti, non sono farmaci. Sono vaccini, ovvero preparati in grado di stimolare una risposta immunitaria. Ecco come funzionano

TRIESTE Per favore, chiamateli “vaccini”. Non sono antisieri, non sono antidoti, non sono farmaci, come purtroppo si legge spesso. Sono vaccini, ovvero preparati in grado di stimolare una risposta immunitaria. Il sistema immunitario è essenzialmente programmato per reagire contro proteine diverse da quelle dell’organismo umano, in questo caso le proteine di un virus. Una proteina estranea, quando viene iniettata, stimola due tipi di risposte: la prima porta alla produzione di anticorpi, l’altra attiva i linfociti. La volta successiva che il virus viene a contatto con l’organismo, troverà anticorpi che ne neutralizzano la capacità infettiva e, nel caso questi non fossero sufficienti, anche linfociti che distruggono le cellule infettate.

Sono sostanzialmente 5 i modi per somministrare una o più proteine virali per la vaccinazione. Quello più antico consiste nell’inoculare un virus vero ma un po’ diverso (come ha fatto Jenner per il vaiolo) o attenuato nella sua virulenza (Sabin per la poliomielite). Per il coronavirus, questo è un approccio perseguito in India e in Cina; non è chiaro quanto sia realistico, perché esiste il rischio che il virus attenuato possa mutare. La seconda strategia utilizza il virus intero ma dopo averlo inattivato con sostanze chimiche (come aveva fatto Salk per la poliomielite): questo è il vaccino di Sinopharm e Sinovac cinesi e di Covaxin in India. Quelli cinesi vengono distribuiti in Asia, Sudamerica, Emirati Arabi e ora anche in Serbia. Non sembrano particolarmente efficaci, se dobbiamo credere ai dati che arrivano in questi giorni dal Brasile.


Più moderni sono i vaccini fatti grazie all’ingegneria genetica. Sono tre gli approcci perseguiti, tutti basati sulla proteina virale Spike. Il primo è quello di produrre direttamente Spike in laboratorio. Questo è il vaccino di Novavax sperimentato nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Efficace, ma sembra con problemi di produzione su larga scala.

Il secondo è basato sull’inserzione del gene che contiene l’informazione per produrre Spike in un altro virus (un adenovirus), che a sua volta viene utilizzato per infettare le cellule. E’ questo il vaccino di AstraZeneca, di Johnson&Johnson e della cinese Cansino, e di Sputnik V russo. Stimola bene il sistema immunitario sia contro Spike sia contro l’adenovirus, ma proprio la presenza di adenovirus potrebbe prevenire una sua ri-somministrazione futura, se questa fosse necessaria. Il terzo approccio (e quindi il quinto in totale e quello più moderno) è fornire l’RNA che contiene l’informazione per produrre Spike. E’ il vaccino di Pfizer, Moderna e ora di CureVac. Tutti i vaccini fatti con queste tecnologie moderne sono sicuri, versatili e efficaci. —

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