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A Gorizia scoppia il caso pubblicità sulle vetrine: «Non tutte soggette a tributo»

La commissione tributaria della Lombardia fa dei distinguo e apre uno spiraglio. Il commerciante Faccio: «La sentenza dimostra che facciamo bene a resistere»

GORIZIA «Questo è un regalo». Andrea Faccio, titolare di “Pataoro” in piazza Municipio, definisce così la sentenza della Commissione tributaria per la Lombardia relativa all’imposta comunale sulla pubblicità. La Sezione 7^ ha stabilito che le vetrofanie prive di messaggio pubblicitario sono esenti dal pagamento dell’Icp. In sostanza, la sentenza conferma i dubbi che Faccio e molti altri commercianti e professionisti della città avevano sollevato quando la Step srl, il nuovo ente gestore della riscossione, ha inviato gli avvisi di accertamento esecutivo: che, cioé, non tutte le vetrofanie sono soggette al pagamento del tributo sulla pubblicità.



In questi mesi c’è stato chi ha tentato di resistere e, contro le richieste di pagamento, ha presentato dei reclami in autotutela, ma c’è stato anche chi, per quieto vivere, alla fine ha deciso di cedere e ha preferito pagare e mettere la parola fine alla questione. «Io non ho pagato», ricorda Faccio a cui vengono contestate le strisce adesive gialle ai piedi delle vetrine perché suggerirebbero delle patatine fritte. «Ho mandato un reclamo ufficiale e due pec, ma non ho avuto il piacere di ricevere una risposta. So che l’assessore si è interessato della vicenda, ma spero che la cosa non sia finita qui. Io intendo andare fino in fondo. Questa vicenda avrà un costo legale, ma non voglio pagare ciò che non è moralmente da pagare. L’interpretazione della Step, semplicemente, non è stata corretta e questa sentenza lo dimostra».

Come Faccio anche altri hanno presentato reclamo, alcuni in maniera indipendente, altri con Ascom Confcommercio. In quest’ultimo caso a buon fine sono andate circa la metà delle istanze.

«Tutto ciò che fa giurisprudenza è una base da cui partire per modificare l’attuale situazione. Noi restiamo dell’idea che queste richieste di pagamento siano inique e che il modo e il tempo scelti per presentarle siano stati sbagliati e che siano offensivi. Da un anno c’è una pandemia e le aziende non hanno i soldi per pagare affitti, bollette e stipendi. Da un lato ci si muove per aiutarle, dall’altro si chiede loro di pagare questi balzelli in questo modo. Chiediamo quindi di bloccare questi pagamenti e di rimodularli», ribadisce il presidente di Ascom Confcommercio Gialuca Madriz.

Fabio Gentile, consigliere comunale di maggioranza che ha segnalato la sentenza all’assessore alle Partecipate Dario Obizzi, aggiunge: «Per i commercianti arrivare a una commissione tributaria ha un costo, ma questa sentenza evidenzia un accanimento della concessionaria e, in primis, dovrebbe agire il Comune. Io rimango dell’idea che alla prima occasione, con il bilancio, si possa trovare una soluzione finanziaria praticabile o un ristoro per chi ha già pagato».

Sul fronte amministrativo, lo stesso assessore Dario Obizzi da un lato ricorda che il Comune ha esternalizzato la gestione del servizio di riscossione dell’imposta sulla pubblicità - e quindi non può intervenire perché «si è spogliato di ogni potere» -, dall’altro nota che nel nostro sistema giuridico il precedente giurisdizionale non è in ogni caso vincolante per il giudice. Tuttavia Obizzi conclude osservando: «La sentenza può essere un elemento utile anche per il contribuente goriziano». —

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