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Coronavirus, la pressione non si allenta: a Trieste l’ospedale infantile accoglie i pazienti adulti

Trasferita ieri nella terapia intensiva del Burlo una donna di 81 anni in arrivo da Udine. Riconvertiti anche posti in Pediatria d’urgenza e Clinica pediatrica. Pneumologia in difficoltà

TRIESTE. L’ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste ha aperto le porte ai pazienti adulti Covid positivi. Il numero dei contagi resta alto e la pressione ospedaliera non accenna a diminuire, come confermato anche ieri in conferenza stampa da Massimiliano Fedriga e Riccardo Riccardi. Appare quindi sempre più indispensabile recuperare ulteriori spazi per ricoverare pazienti contagiati dal coronavirus. Capita così che l’ospedale pediatrico ricoveri nella terapia intensiva una donna di 81 anni arrivata da Udine.



Ma il problema non riguarda solo le terapie intensive. In Fvg un po’ tutti i reparti sono sotto pressione, in particolare quelli semi intensivi, dove i numeri di accessi e ricoveri sono triplicati rispetto alla prima ondata, e quelli a bassa intensità di cura. Il direttore di Asugi Antonio Poggiana sta proseguendo alla riorganizzazione dei reparti e, anche tramite le strutture convenzionate, sono stati allestiti 570 nuovi posti Covid. Il report di ieri parla di 677 ricoveri nei reparti non intensivi e 63 in quelli intensivi.

«Stiamo pagando lo scotto di Natale e Capodanno», spiega un sanitario. In effetti il 25 dicembre i ricoveri totali erano 572, saliti a 703 il 10 gennaio. Dati analoghi per le Terapie intensive, passate da 54 posti occupati a Natale ai 68 del giorno dopo l’Epifania.E proprio la pressione ospedaliera e non l’Rt, che resta sotto alla soglia dell’uno, ha determinato il passaggio del Fvg da zona gialla a zona arancione.

Il Burlo, nel caso in cui la curva dei contagi non si fermasse, ha già dato disponibilità a riconvertire per gli adulti tre posti letto della Pediatria d’urgenza e uno della Clinica pediatrica. In caso di estrema necessità possono però diventare sette i posti della Pediatria d’urgenza riconvertiti per un totale di otto.



La vera emergenza di questa seconda ondata comunque, come detto, è nei reparti non intesivi. La pneumologia Asugi, diretta da Marco Confalonieri, si è sdoppiata già a novembre con sei posti non Covid “ospitati” nella Medicina d'urgenza e 26 creati nella Torre medica diventata pneumocovid o semi intensiva. Già a fine novembre il reparto è finito sotto pressione operando sempre ad esaurimento e in poco più di un mese sono triplicati i ricoveri arrivando a un totale di 275 pazienti assistiti, nella prima ondata si era superato di poco quota 90.

Asugi sta comunque proseguendo nella riorganizzazione costante dei reparti nonostante ci siano ancora dei posti liberi che consentono di avere dei margini di sicurezza. Complessivamente in questa seconda ondata sono stati allestiti - tra ospedali, strutture accreditate e case di riposo - 570 letti Covid. Andando nel dettaglio ci sono i 30 di terapia intensiva e i 26 di semi intensiva o pneumocovid al 12.o e 13.o piano della Torre medica di Cattinara; al Maggiore 17 posti delle Malattie infettive, 24 della Riabilitazione e 24 della Geriatria; 72 quelli al San Giovanni di Dio a Gorizia.

Al di fuori delle strutture sanitarie per la bassa intensità e le persone non autosufficienti ci sono 80 posti alla Pineta del Carso, 75 alla Rsa Mademar, 58 a Villa Sissi, 34 al Sanatorio Triestino, 23 alla Rsa San Giusto: Nell’Isontino ci sono 30 posti letto alla Rsa di Cormons, 12 al Parco Basaglia a Gorizia e 9 alla Locanda Mora del Gelso in località Oasi del Preval. Infine per i casi Covid “incerti” a Trieste: 46 letti nella Rsa Igea e 10 alla casa di riposo Ad Maiores. 
 

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