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Fedriga: "Tagli alle forniture Pfizer, in Fvg la campagna vaccinale va rallentata per garantire le seconde dosi"

Da sinistra Riccardi, Fedriga e Rosolen alla conferenza stampa di domenica 17 gennaio (Foto Lasorte)

Così il presidente della Regione Massimiliano Fedriga nel corso della conferenza stampa oggi, domenica 17 gennaio



 

TRIESTE Bloccare la campagna vaccinale contro il Covid-19. È quanto la giunta Fedriga sta valutando di fare dopo la riduzione delle forniture del vaccino Pfizer-Biontech in tutta Italia. La decisione sarà assunta nel pomeriggio di oggi, domenica 17 gennaio, ma dalle parole del governatore sembra che i margini di un ripensamento siano praticamente nulli.


«La riduzione delle forniture ci preoccupa – ha spiegato Fedriga nella conferenza stampa di stamattina – e allo stato attuale non sappiamo cosa succederà. Ho sentito personalmente la Pfizer ieri e mi dicono che dalla prossima settimana dovrebbero tornare alla fornitura normale, ma da oggi dovremo rallentare la campagna vaccinale o faremmo un danno incalcolabile se saltasse la fornitura per le seconde dosi».

Il presidente della Regione ha sottolineato che il Fvg «è stato fra i primi a cominciare e abbiamo tenuto una scorta, ma oggi non abbiamo garanzie e non possiamo permetterci di bloccare la somministrazione della seconda dose».


Nell’ambito della contrazione di 165 mila dosi deciso unilateralmente da Pfizer per l’Italia, il Fvg registra una riduzione del 54% di quanto pattuito a livello regionale. «Tutto il Nordest è stato falcidiato dalle forniture Pfizer», dice Fedriga, secondo cui il commissario Domenico Arcuri dovrebbe «riequilibrare i contingenti delle diverse regioni con un taglio equanime, perché ho parlato con il commissario Arcuri e non credo che Pfizer cambierà le dosi in consegna».


Come si può vedere dalla tabella, il Fvg registra un taglio del 54%, peggiore del solo Trentino Alto Adige (-58%). Seguono il Veneto con il -53%, l’Emilia Romagna con il -51% e la Sardegna con il -50%. Ma esistono anche territori che non vedono mutare le quantità programmate: Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta non registrano al momento alcuna sforbiciata.

Come ha spiegato lo stesso Fedriga, si è trattato di una riduzione effettuata in base a una comodità organizzativa dell'azienda e non su quelle che sono le effettive necessità delle Regioni. "Prova ne sia - ha detto il governatore -  che, ad esempio, all'interno del nostro territorio la distribuzione di Pfizer ha ridotto le dosi su Trieste parificandole a quelle per un bacino di popolazione minore come la zona di Tolmezzo".

«Ci sono Regioni che avranno tagli irrisori – ha continuato Fedriga – e questo rischia di penalizzare chi ha gestito la campagna vaccinale in modo virtuoso».


A fare i conti è il vicepresidente Riccardo Riccardi: «Siamo partiti dalle categorie prioritarie e abbiamo stimato 48 mila persone da vaccinare, ottenendo dotazioni importanti dallo Stato. Calcolando anche l’impiego della sesta dose del flacone, avevamo una dotazione da 70 mila dosi, sufficiente per vaccinare a gennaio 35 mila persone. La nostra adesione è stata al di là delle aspettative: 36.670 persone. Togliendo le forniture che mancheranno in queste ore, siamo ben sotto la possibilità di coprire questo numero. A ieri sera abbiamo vaccinato 29.296 persone ma, calcolando le 63 mila dosi disponibili dopo la riduzione di Pfizer, abbiamo una copertura di 31 mila persone, considerando le due vaccinazioni da fare a ciascuno. Nel pomeriggio dovremo probabilmente assumere la decisione di rallentare l’andamento delle vaccinazioni: lavoriamo su un sentiero stretto e, se non arrivassero garanzie formali, non possiamo mettere a rischio la seconda dose per chi è già stato vaccinato. Allungare l’agenda vaccinale sarà inevitabile».


Concludendo sul tema, Fedriga si è augurato che «il vaccino AstraZeneca sia approvato rapidamente dall’Ema. Mi sembra che la scelta dei tempi dell’Ue sia abbastanza opinabile: o ci diranno che il vaccino non funziona e alzeremo le mani o ci diranno perché hanno aspettato un mese in più rispetto ad altri paesi e perché è stata tagliata del 30% la distribuzione del vaccino Pfizer. Non si è mai visto che un cliente subisca le scelte del fornitore dopo firma contratto».

 

Didattica a distanza

Il governatore ha inoltre rivendicato la decisione di superare con una nuova ordinanza la decisione del Tar che ha bocciato il blocco della didattica in presenza alle scuole superiori, deciso dalla Regione a inizio gennaio. La giunta ha varato una nuova ordinanza che conferma la decisione e Fedriga si è detto convinto di «rispettare la sentenza del Tar, in cui si esplicita che, in caso di modificazione della situazione pandemica, la Regione può adottare nuovi provvedimenti. Il Fvg è passato in zona arancione e questo ci ha reso purtroppo ancor più convinti della necessità di continuare la didattica a distanza fino al 31 gennaio. Ci rendiamo conto del sacrificio che stiamo imponendo, ma rischieremmo di mettere a rischio studenti, insegnanti, personale Ata e rispettive famiglie, perché nella popolazione scolastica c’è alta incidenza del contagio».

Secondo il presidente, «non possiamo riaprire la scuola per chiuderla dopo poche settimane: bisogna arrivare a una migliore situazione per riaprire in presenza e arrivare alla fine dell’anno scolastico. Molte Regioni hanno preso questa direzione, ma dal ministero di è guardato in ottica politica e non scientifica. Dispiace che il ministro dell’Istruzione non abbia voluto confrontarsi in modo costruttivo, ma abbia fatto una scelta di bandiera ed è profondamente scorretto far passare la fotografia in cui ci sono gli arcigni che godono a non far andare i ragazzi a scuola. È un disegno falso e pericoloso».


Secondo l’assessore all’Istruzione Alessia Rosolen, «la mancata riapertura non è una sconfitta per l’amministrazione regionale, ma una scelta di responsabilità e chiarezza. L’ordinanza parte dalla garanzia della salute di tutti e abbiamo voluto dare certezze al sistema organizzativo complesso delle scuole. L’ordinanza lascia inoltre ampio margine alle scuole per svolgere in presenza non solo laboratori tecnici e dare supporto ai ragazzi con problemi di apprendimento e disabilità: nelle scuole si possono continuare a svolgere una serie di attività che implicano l’importanza della presenza».

Quanto alla decisione del Tar, Rosolen ha richiamato il fatto che «presidi e insegnanti sono d’accordo sulla prosecuzione della dad, mentre il 50% (stabilito dal governo, ndr) non ha l’avallo del Comitato tecnico scentifico».

 


 

 

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