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Non decolla l’adesione delle famiglie ai test rapidi nelle scuole triestine

Buoni riscontri dal personale. Meno sul versante degli screening sugli alunni di elementari e medie. E all’istituto Weiss niente sperimentazione: per Asugi i numeri sono troppo bassi 

TRIESTE Fuori dai denti un dirigente scolastico lo dice: «Forse, i genitori che stanno a casa non hanno la percezione del pericolo. Ma ce l’abbiamo noi, che stiamo in aula». Il riferimento è a quelle famiglie che hanno deciso di non aderire allo screening di massa, su base volontaria, avviato in questi giorni nelle scuole primarie e secondarie di primo grado della provincia di Trieste. Si tratta di test antigenici rapidi anti Covid-19 effettuati nel pomeriggio nelle strutture Asugi a San Giovanni, svolti a scopo sperimentale.



Da quel che emerge le tempistiche per la consegna delle adesioni sono diverse per ciascun istituto. I monitoraggi sono quindi ancora in parte aperti. Di conseguenza i dati definitivi ancora non ci sono. Ma a sentire i presidi, che danno i primi numeri, pare che il personale scolastico abbia aderito in modo massiccio. Non si può dire la stessa cosa dei bambini, a tal punto che in un caso il Dipartimento di Prevenzione ha comunicato che i test non verranno svolti. Si tratta dell’istituto comprensivo Tiziana Weiss. La spiegazione di tale scelta è che le cifre sono così basse che non consentirebbero di ottenere informazioni attendibili sulla reale situazione epidemiologica dell’istituto e di ciascuna classe.



Queste le percentuali: le scuole primarie Giotti e Laghi hanno raccolto rispettivamente il 34% e il 28% dei consensi mentre la secondaria Stuparich il 22%. Al contrario, lunedì scorso il personale della scuola ha già effettuato lo screening. «Si sono presentati in 70-80 ovvero quasi tutti – afferma la dirigente Daria Parma –, escluso il personale di segreteria (pare non compreso per ora, ndr) e chi aveva fatto il test da poco oppure chi era già stato positivo al test. Sono risultati tutti negativi».

Si è astenuto invece a priori l’istituto comprensivo Bergamas. «Abbiamo ritenuto in questo momento di non aderire – commenta il dirigente Sergio Cimarosti –. Penso che lo screening di massa sia un’idea eccellente, ma meglio se periodico. È stata una mia scelta valutando i casi che abbiamo avuto all’interno della scuola: non abbiamo sviluppato focolai da soggetti asintomatici. In ogni caso in passato non c’era stata un’adesione massiccia».

Iniziano oggi invece gli studenti di quattro quinte elementari e una quarta dell’istituto Marco Polo. «Avevamo fatto tempo addietro una rilevazione – spiega il dirigente Monica De Carolis –. Abbiamo sensibilizzato molto i rappresentanti di classe e quindi contiamo che aderiscano in massa». Stanno ancora arrivando invece i pareri all’istituto Dante Alighieri. Stessa cosa all’istituto San Giovanni. «Comunque quasi il totale del personale scolastico ha aderito. Per ora il monitoraggio per le famiglie è ancora aperto – spiega Carmela Testa, a capo dell’istituto –. Su 900 alunni per ora abbiamo riscontrato circa il 40% delle partecipazioni. Attendiamo comunicazioni da Asugi, con cui siamo sempre in contatto».

Sono stati consegnati ieri invece i report ad Asugi dall’istituto Campi Elisi, che raccolgono fra il 30% e il 50% di placet su 930 ragazzi. «Il personale ha risposto per il 60-70%, circa 100 persone», aggiunge il preside Marco Cucinotta. «Stiamo definendo le modalità di adesione – così invece Roberto Benes, alla guida dell’istituto di via Commerciale –. Chiudiamo il 18 gennaio i termini. Penso ci sarà un largo assenso». —


 

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