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La Chiesa apre ai ministeri per i laici. Parrocchie pronte per “lettori e accoliti”

La Curia di Trieste in Cavana. La Chiesa cattolica triestina si prepara a recepire le innovazioni contenute nella lettera apostolica in forma di Motu Proprio “Spiritus Domini”, firmata dal papa domenica scorsa. Foto Lasorte

La nuova lettera del Pontefice concede l’accesso a semplici fedeli, donne e uomini, a ruoli finora riservati ai seminaristi

TRIESTE Non più soltanto il parroco. Le sessanta parrocchie della Diocesi di Trieste si preparano ad accogliere due nuove figure “ufficiali”, il lettore e l’accolito, che per espressa volontà di papa Francesco verranno aperte ai laici, uomini e donne. Un cambiamento che per molti costituisce un ritorno alle origini per la Chiesa, e che la Diocesi triestina accoglie come «un rendere più significativa e completa ecclesialmente la Comunità cristiana».

Domenica scorsa il pontefice ha modificato il primo paragrafo del canone 230 del Codice di Diritto canonico, aprendo l’accesso alle donne ai cosiddetti “ministeri istituiti” del lettorato e dell’accolitato. È pratica comune, nelle parrocchie, che il sacerdote si faccia assistere da qualcuno nel corso della liturgia, magari dispensando l’eucarestia (compiti degli accoliti), oppure leggendo le Scritture (ovviamente il ruolo del lettore). Finora però ciò avveniva in modo informale: gli unici a ricoprire in modo stabile questi incarichi, i cosiddetti “ministeri istituiti”, erano i futuri sacerdoti prima dell’ordinazione. A stabilire che così fosse, nel 1972, era stato papa Paolo VI.


Con la lettera apostolica di domenica scorsa, Spiritus Domini, Bergoglio approfondisce le richieste di diverse comunità cattoliche, che invocano un ruolo più attivo dei laici, e soprattutto delle donne, all’interno della Chiesa. Aprendo alla possibilità che anche le donne possano diventare lettrici o accolite in pianta stabile, di fatto apre a tutta la comunità dei fedeli, maschi e femmine, i due incarichi che finora erano riservati ai futuri sacerdoti.

I nuovi ministri dovranno passare un periodo di formazione, e il loro ruolo verrà poi sancito dal vescovo in una cerimonia apposita.

Queste figure laiche andranno quindi ad affiancare il nerbo della gerarchia ecclesiastica, il “ministero ordinato” (composto da diaconi, presbiteri e vescovi) sia nelle celebrazioni che nella vita stessa della comunità.



La Diocesi di Trieste accoglie la novità con un comunicato: «Con questa lettera apostolica si offre alle Chiese particolari l’opportunità di riflettere sul fatto che l’intero Popolo di Dio è un Popolo sacerdotale dove ciascuno, secondo il mandato riconosciuto dai sacri Pastori, deve poter espletare il sacerdozio battesimale in modo riconoscibile nella Comunità». È chiaro, si legge ancora, che i ministeri dei laici andranno ad assistere i ministri ordinati, i sacerdoti, a cui resta la prerogativa di rendere efficaci i sacramenti. In questo, prosegue la Curia, «non può mancare il riconoscimento della sensibilità e della ministerialità della donna nel dare gloria a Dio nella famiglia dei credenti».



Don Ettore Malnati, vicario episcopale per il laicato e la cultura e parroco di Notre dame de Sion, accoglie con soddisfazione la scelta del pontefice: «È una grande conquista per il laicato. È vero che c’è un riconoscimento del ruolo della donna, ma è a tutti i laici che la Chiesa apre con questo passo». Come e quando è da vedersi, spiega, perché spetterà ora alle conferenze episcopali nazionali (nel nostro caso alla Cei) stabilire come preparare queste persone a vivere il loro ministero. Certo è che non si tratta di una campagna di “assunzioni”: «Papa Francesco con il suo buon senso piemontese ha già scherzosamente chiarito che non ci si dovrà aspettare uno stipendio - dice Malnati -. È anche un modo per declericalizzare la liturgia, per quel che si può».

Don Valerio Muschi, parroco di Madonna del Mare, commenta: «La lettera del papa conferma un percorso già in atto di valorizzazione dei laici nella Chiesa, che non è la Chiesa dei preti o dei vescovi, ma del popolo di Dio. I ministri ordinati vi hanno un ruolo, ma sono solo una parte del tutto. Riscopriamo così qualcosa di molto antico, presente nella Chiesa dei primi secoli, prima della clericalizzazione del IV secolo. Non si introducono cose nuove, insomma, ma si riscopre qualcosa di originario». All’interno di questo percorso, prosegue, anche la parità di genere ha un ruolo «e questa sì è una riscoperta degli ultimi tempi»: «Il punto è che questi nuovi ruoli laici saranno sempre validi: il lettore ha anche il compito di istruire gli altri fedeli sulla parola di Dio, parimenti l’accolito è uno che prepara e coordina l’amministrazione dell’eucarestia per malati, istruisce i chierichetti, fa sì che la chiesa sia sempre accogliente».

Il parroco di Muggia, don Andrea Destradi, spiega dal canto suo: «Molti giornali ne hanno fatto una questione “femminista”, ma il punto è un altro. Dal Concilio in poi le donne hanno avuto dei ruoli in Chiesa, la novità sta nel fatto che i ministeri istituiti non sono più riservati ai futuri sacerdoti. Io sono molto contento perché ciò significa che ci sarà una formazione specifica. Da biblista non posso che felicitarmi se la parola di Dio viene proclamata con maggior competenza. Speriamo che avvenga davvero, e non rimanga solo la sensazione di questa conquista». —


 

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