Contenuto riservato agli abbonati

Dai grossisti ai viticoltori: a Trieste l’esercito senza ristori affossato dai locali chiusi

Produttori di vino e olio, lavanderie, rivenditori di bevande e prodotti vari, fiorai: l’urlo di dolore dell’indotto della ristorazione lasciato privo di “paracadute”

TRIESTE Grossisti di bevande e generi alimentari, produttori di vino e olio, lavanderie industriali, rivenditori di prodotti per la pulizia, fiorai, agenti di commercio. Le imprese che a caduta risentono dei limiti e delle chiusure imposte a bar, ristoranti e discoteche sono molte.

Ma per loro, dopo i ristori previsti dai primi decreti Cura Italia e Rilancio approvati la scorsa primavera, non c’è stato alcun sostegno economico dal governo. Queste aziende non sono state inserite tra quelle legate alla ristorazione che hanno beneficiato dei decreti Ristori e Natale. Dunque, oltre al danno la beffa. «Nel 2020 abbiamo fatturato 900 mila euro in meno, e i ristori della scorsa primavera, dei quali abbiamo ricevuto il saldo appena lo scorso novembre, ci hanno garantito solo 17 mila euro», riferisce Claudio Tombacco, titolare della Tombacco srl, che con nove dipendenti opera nel settore della distribuzione di bevande all’ingrosso.



Un ritratto, quello dell’imprenditore triestino impegnato con altre società nella gestione del Caffè Tommaseo e proprietario dell’enoteca Bischoff, che testimonia la profonda difficoltà delle aziende impegnate a supporto del comparto che tecnicamente viene definito dell’“horeca” e che raggruppa alberghi, ristoranti e realtà impegnate nel catering.

«C’è un mondo che paga pesantemente la chiusura di bar e ristoranti – valuta l’imprenditore – ma che è stato completamente dimenticato. Serve un intervento rapido: c’è molta incertezza e tanta preoccupazione».



Tombacco, per far comprendere il danno generato dall’emergenza ad aziende come quella che lui rappresenta e che non hanno beneficiato degli ultimi ristori, citando i recenti dati dell’osservatorio Progettica, riferisce che a livello nazionale i distributori di bevande nel solo segmento “horeca” hanno evidenziato a novembre un calo delle vendite rispetto al 2019 del 88,4%, dell’81,8% a dicembre e del 44, 4 % nell’intero 2020. La chiusura o in alcuni casi il rallentamento dell’operatività di un canale tanto importante come quello della ristorazione incide anche sui diretti produttori.

Uno dei settori che hanno subito le maggiori perdite è quello del vino, soprattutto le etichette di fascia più alta come “Marco Felluga” e “Russiz Superiore” prodotte dall’azienda del noto viticoltore di Capriva del Friuli Roberto Felluga.



«La situazione è critica, i cali di vendite sono pesanti – riferisce Felluga – e si sono dimenticati di molte aziende legate al mondo della ristorazione. I ristori per il nostro calo di fatturato, tranne che quelli della scorsa primavera, non si sono visti. Capisco sia difficile gestire una pandemia, ma soprattutto la seconda ondata, vista l’esperienza della prima, aveva bisogno di maggior programmazione».

A pesare anche lo stop ai catering. «Nell’anno appena conclusosi abbiamo registrato un calo delle vendite del 60% dovuto alle chiusure imposte alla ristorazione», testimonia Loris Durì dell’azienda vitivinicola Pizzutti di Dolegna del Collio: «Nella pausa estiva c’è stata una ripresa, ma poi nuovamente si è registrato un crollo, a fronte però di nessun ristoro». Unica soddisfazione per Durì il fatto che «ci sia stato un buon risultato dalla richiesta di molte aziende del territorio di bottiglie di vino per confezionare pacchi natalizi. Non ci sono state le cene aziendali – spiega – e molte società hanno deciso di regalare ai dipendenti dei prodotti del territorio».

Oltre a chi produce e vende anche all’ingrosso prodotti enogastronomici, ci sono le aziende legate ai servizi. Come le lavanderie che regolarmente lavano e stirano tovaglie e tovaglioli utili ad apparecchiare le tavole di molti ristoranti, ma molto utilizzate anche in occasione di catering per eventi, matrimoni, battesimi e feste. Anche loro non hanno beneficiato dei decreti Ristori e Natale.

Così come i fiorai: zero fiori sulle tavolate o ad abbellire le sale d’albergo. Massimo Romita con la sua Finzicarta fondata nel lontano 1860 fornisce a bar, ristoranti, gelaterie e alberghi prodotti per l’igiene: dal sapone per lavare le mani al detersivo per lavastoviglie, dai tovaglioli ai bicchieri monouso. «Società come la mia soffrono molto – ammette – visto che una fetta importante del nostro fatturato gravita proprio attorno alle attività ora più penalizzate. Abbiamo difficoltà anche a programmare i rifornimenti». «Non si è tenuto conto dell’effetto domino che si genera a fronte di certe chiusure – conclude – e realtà come la mia non sono rientrate nei decreti approvati per il ristoro economico al mondo della ristorazione».—


 

Merluzzo al vapore al pomodoro e taggiasche, farro, cime di rapa alle mandorle

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi