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Calcio mercato, un conto ombra a Trieste

Riciclati in una ditta locale 500 mila euro sottratti alla Dinamo Zagabria. La società croata truffata nelle cessioni di giocatori

TRIESTE Calcio, truffe, denaro sporco. Inizia in Croazia la lunga vicenda giudiziaria che in questi giorni ha portato il Tribunale di Trieste, dopo dieci anni di indagini e udienze, a emettere una prima importante sentenza: Tatijana Jakobson, sessantenne originaria del Montenegro ma residente qui, nel capoluogo, è stata condannata a 1 anno e 10 mesi con la condizionale.

La donna, accusata di riciclaggio, era finita in una vecchia inchiesta del pm Federico Frezza su un giro di affari loschi legati alla cessione di giocatori di primo piano del campionato croato.


Tra le carte spunta nientemeno che la Dinamo Zagabria. E il denaro, sottratto al club, era confluito anche nelle banche triestine. Si parla di mezzo milione di euro. Da “ripulire” attraverso il passaggio in società complici per poi far tornare nuovamente, nei Balcani, in mani malavitose.

Siamo tra il 2009 e il 2010. I primi ad allungare la lente di ingrandimento sono gli investigatori di Zagabria specializzati in corruzione e criminalità organizzata. Dalla Croazia, nel dicembre del 2016, parte una richiesta di «assistenza giudiziaria» all’autorità giudiziaria italiana. Il pm Frezza ha l’incarico. Il sospetto è che la Dinamo abbiamo subìto un raggiro.

Nei carteggi vengono citate in particolare tre società: stando agli accertamenti avrebbero emesso fatture per operazioni farlocche collegate alla vendita di alcuni calciatori. Mediazioni per le cessioni, in buona sostanza. Ma di fatto inesistenti.

La Guardia di finanza scopre tre bonifici: uno da 100.000 euro disposto il 26 marzo 2009; uno da 199.715 del 7 aprile 2009 (in particolare per il trasferimento dell’attaccante Dario Zahora, oggi trentottenne); e, infine, uno da 249.975 del 23 marzo 2010. Oltre mezzo milione di euro.

Gli investigatori accertano che i soldi arrivano sul conto corrente della Davidos srl, una impresa di import export (nel business anche la compravendita di automobili) che aveva sede a Trieste. L’azienda, come viene precisato negli atti giudiziari, era rappresentata da Dragan Mrdan. In altre parole i proventi delle truffe alla Dinamo Zagabria, secondo gli inquirenti confluiscono nelle casse dell’impresa triestina. Riciclaggio.

Ed è qui che sarebbe entrata in scena Tatijana Jakobson, procuratrice della società (aveva la delega per operare sul conto). La sessantenne, che vive a Trieste, avrebbe agito «in concorso» con Mrdan prelevando dal conto un totale di circa 226.000 euro. Una decina i prelievi da 25.000 euro ciascuno, in contanti, accertati dalla finanza. Quattrini che poi sarebbero stati consegnati a «qualcuno» in Croazia. I magistrati sanno di chi si tratta. Ma c’è riserbo.

Jakobson, difesa dall’avvocato Astrid Vida, è stata condannata dal gup Massimo Tomassini. Nessun commento dalla legale. —


 

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