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Pazienti da Aviano a Gorizia. Il reparto Covid-19 è saturo

Le porte tagliafuoco all’interno del San Giovanni di Dio che ospita il reaparto Covid-19 a media e bassa intensità. Foto Bumbaca

Occupati fino a 62 posti nei tre piani dedicati all’interno del San Giovanni di Dio dopo l’arrivo dei malati oncologici del Cro: due nella giornata di ieri, uno oggi

GORIZIA Ieri mattina, erano sessanta i pazienti ricoverati al reparto Covid-19 del San Giovanni di Dio, a Gorizia. Il picco, qualche giorno fa, con 62 ammalati a bassa e media intensità.

Come mai questo exploit? Nei giorni scorsi, il loro numero si era sempre assestato sulla cinquantina. Il Covid-19 ha ricominciato a colpire duro anche nell’Isontino? Purtroppo, è così. Ma è altrettanto vero che l’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina (Asugi) sta dando una mano al Cro di Aviano. Conferme arrivano da Daniele Pittioni, direttore medico-ospedaliero e responsabile dei nosocomi di Gorizia e Monfalcone. «Stiamo aiutando Aviano e ospitiamo alcuni pazienti oncologici affetti dal coronavirus. Ci hanno chiesto aiuto e noi abbiamo risposto “presente”», fa sapere con la consueta trasparenza. Ieri, sono arrivati due pazienti da Aviano, forse un altro sarà ricoverato nella giornata odierna.


Da rammentare che il reparto Covid-19, a Gorizia, è composto attualmente da 65 posti-letto: siamo, pertanto, vicini alla saturazione. Ma comandano i contagi. È sempre stato così, sin dalla prima ora. Nel senso che tutte le decisioni di Asugi sul San Giovanni di Dio, sono sempre state calibrate a seconda di quanti fossero i pazienti positivi al Covid-19 bisognosi di ricovero.

Oggi, dicevamo, i posti-letto a disposizione sono 65 ma, se servisse, potrebbero diventare 77, dodici in più. Perché? Perché c’è un’ulteriore possibilità che viene considerata, anche scaramanticamente, l’ultima ratio.

Se il contagio non dovesse raffreddarsi continuando a portare pazienti in ospedale, ci sarebbe la possibilità di ricavare altri spazi nell’area della cardio-nefro, come già successe durante la prima ondata. A confermarlo, di recente, il direttore generale di Asugi, Antonio Poggiana che illustrò la strategia aziendale. «È una soluzione che teniamo come “carta di riserva”. Vedremo come si mettono le cose nei prossimi giorni. Determinante è il numero di contagi. Sia chiaro: l’ospedale di Gorizia, seppure a scartamento ridotto, continua a garantire i servizi di Oncologia e le operazioni chirurgiche urgenti. E non appena la pandemia sarà superata, tutto tornerà come prima al San Giovanni di Dio. Non c’è nulla di cui temere».

Oggi, pertanto, non viene presa in considerazione l’ipotesi di ampliare il reparto sfruttando l’area cardio-nefro per allestire ulteriori dodici posti-letto. «Andiamo avanti giorno per giorno, a seconda delle necessità», fanno sapere i vertici ospedalieri che monitorano, quotidianamente, l’afflusso e il ricovero in ospedale dei pazienti Covid a bassa e media intensità. Comandano i contagi, com’è sempre accaduto. —

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