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Muggia, l'ultracentenaria casetta degna delle saghe Hobbit nel bosco dell’Arciduca

Il luogo “indagato” da Franco Biloslavo in una delle immagini scattate dallo stesso Biloslavo, già scopritore della “stalattite Ludovico"

Un graffito ripulito dal muschio dal ricercatore del passato Biloslavo reca la data del 1899 sotto la piccola porta di un’antica cisterna 

MUGGIA Traversata muggesana, a quota 55 metri circa sopra il livello del mare, nell’area sopra i ruderi dell’ex bagno della Polizia, immersi nel bosco dell’Arciduca. Sembrerebbe un posto perfetto per ambientarci una delle saghe di Tolkien, con gli Hobbit. Un muggesano amante delle curiosità rivierasche legate in particolare al passato, Franco Biloslavo, autore della scoperta della curiosa “stalattite Ludovico” con le sembianze dell’arciduca, ha indagato infatti questo angolo di storia, ripulendo dal muschio un graffito posto sotto l’apertura di una cisterna che ne data la costruzione al 1899.

«Partendo dall’ex Albergo all’Arciduca – spiega Biloslavo – e percorrendo il sentiero in leggera discesa verso Lazzaretto, dopo qualche curva si incontra sulla sinistra un piccolo manufatto squadrato, una cisterna con un’unica apertura visibile dal sentiero e accessibile scendendo alcuni gradini ricoperti di fango. Probabilmente l’apertura era incorniciata da pietra bianca e forse protetta da una grata. C’è sempre un po’ d’acqua, anche nella stagione secca. Potrebbe essere acqua di sorgente, da alcuni nominata come “fonte Nusignola” (ma anche “Nusigola”, ndr) ma non ho trovato alcun riscontro storico». Accanto alla fonte scorre un piccolo torrentello che scende verso il molo T: «Il suo corso – continua Biloslavo – è parallelo al torrente Ronco e da molti viene confuso con questo. Di questo torrentello secondario non ho trovato il nome, nemmeno su carte antiche, e sembra che a memoria nessuno ricordi se un tempo fosse nominato in qualche modo. Per comodità mia, che l’ho esplorato dalla sorgente fino alla foce a fianco del muro dell’ex bagno della Polizia, e mi sono pure fratturato il perone, l’ho soprannominato “Ronchino”». La cisterna, posizionata a circa 50 metri a monte del Lavatoio, «probabilmente – teorizza lo stesso Biloslavo – era di servizio a questo per garantire una costante portata d’acqua. Quando piove, come capita in questo periodo dell’anno, l’acqua del “Ronchino” attraversa il sentiero in prossimità della cisterna per scendere verso il Lavatoio senza essere in qualche modo convogliata. Va ricordato che questo tratto del sentiero “Paola Rizzi” è attrezzato con diverse piazzole ginniche non tutte in buona salute e il fango sul sentiero non incentiva la frequentazione». Biloslavo ha ispezionato anche l’interno della cisterna. Per il “ricercatore di storie” muggesano, sarebbe auspicabile «una tabella esplicativa per i tanti che vi transitano accanto e non conoscono questa piccola testimonianza delle opere volute e realizzate dall’arciduca Ludovico Salvatore d’Arburgo-Lorena a fine ’800, quando stabilì una delle sue residenze in questa zona, a Zindis».—lu.pu.


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