Contenuto riservato agli abbonati

Il tesoro delle Orsoline di Gorizia trasloca: ecco i duemila paramenti sacri

Dopo l’acquisizione di Erpac trasferite dalle sale del monastero a palazzo Attems: un'operazione da 150 mila euro. Saranno al centro di due mostre, una permanente

GORIZIA Uno scrigno delle meraviglie. Il cui trasloco, nei mesi scorsi, era stato oggetto di diversi rinvii a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Ma, ieri, ha preso (finalmente) il via il trasferimento della collezione tessile dell’antico Monastero di Sant’Orsola a Gorizia, acquistata ormai quasi un anno fa dall’Erpac, l’Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia. Destinazione Palazzo Attems Petzenstein, dove troverà una momentanea sistemazione per una mostra da allestirsi (coronavirus permettendo) in attesa di essere esposto dal prossimo aprile nelle sale del Museo della Moda di Borgo Castello.

Gorizia, i mobili e i paramenti delle Orsoline traslocano a Palazzo Attems



Conservata in un grande cassone e in tre armadi antichi, la collezione consiste in tessuti ricamati comprendenti piviali, pianete, dalmatiche e altri capi ad essi correlati (stole, manipoli, veli e copricalici); biancheria ad uso liturgico (camici, tovaglie d’altare); tappeti nonché manufatti prodotti dalle suore inerenti le arti applicate. E poi, armadi e cassoni. In tutto sono più di 2.000 pezzi (480 paramenti sacri più 1.618 tra capi di biancheria, pizzi e lavori tessili vari). E l’Erpac ha deciso di acquisire quest’immenso patrimonio tessile del Monastero di Sant’Orsola. Il costo? Centocinquantacinque mila euro, concordati con le Madri Orsoline. Un patrimonio che la Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio del Ministero per i beni e le attività culturali ha riconosciuto «di eccezionale interesse storico, sociale, artistico e religioso», soprattutto perché si presenta «in eccellente stato di conservazione e pressoché integro».

Ieri pomeriggio, sono stati raccolti amorevolmente tutti quei materiali che, d’ora in avanti, avranno una nuova casa. Le suore Orsoline sono ricordate per le eccezionali capacità nella lavorazione dei merletti usati sia per decorare i paramenti sacri sia gli abiti civili, tanto che la loro collezione rappresenta ancor oggi un unicum nel panorama artistico di queste terre.

Buona parte dei paramenti si colloca nel Settecento, fornendo testimonianza di un ampio campionario di tecniche e stili di ricamo in seta e filati preziosi metallici (in prevalenza argento, ma anche oro). Capi eccezionali, quali paliotti d’altare, il noto parato di Sant’Orsola, scintillante d’argento e rutilante di motivi floreali policromi, formato da tessuti e ricami donati dall’imperatrice Maria Teresa, il “Fleck”, i parati di Santa Teresa o “delle mele”, di Santa Monica, del Giovedì santo, quest’ultimo completato da piccoli arazzi.

Ma nella collezione ci sono anche molte testimonianze dell’opera manifatturiera dell’Ottocento, quando il Monastero si concentrò su merletto e confezione di camici; mentre degli inizi del Novecento si segnalano significative testimonianze in campionari e modelli usati nella didattica, quali ricamo in bianco, sfilato, filet, macramè, punto croce, ricamo su rete, maglia, uncinetto, bordi di camice a fuselli, attrezzi da lavoro e disegni.

Il monastero di Sant’Orsola a Gorizia venne fondato nel 1672 da alcune madri orsoline provenienti da Liegi e da Vienna, chiamate per educare le giovani nobili e le ragazze del popolo. Inizialmente le Madri si insediarono in alcune casette ai piedi del colle del Castello, dove si dedicarono prevalentemente all’arte della tessitura e all’educazione delle giovani, occupandosi sia della loro formazione spirituale che materiale. Il loro tenace impegno le portò ben presto ad accumulare un cospicuo patrimonio costituito da possedimenti terrieri e da immobili, sia a Gorizia sia nei territori vicini alla Contea di Gorizia, e a costruire una nuova chiesa e un annesso monastero dove poter vivere. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi