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Il ritorno in giallo fa infuriare i ristoratori di Trieste: «Aperture a singhiozzo? Una pagliacciata

Titolari di bar e ristoratori esasperati dal balletto dei colori e delle limitazioni. Durante le feste cali di affari fino al 70%

TRIESTE Stufi, esasperati e delusi. Titolari e gestori di bar e ristoranti sono sul piede di guerra. E il ritorno alla zona gialla, questa settimana, a loro giudizio non aiuta granché. Il balletto dei colori crea confusione nei clienti, il servizio d’asporto comporta guadagni sensibilmente ridotti e a tutti i disagi si aggiunge la paura di nuove restrizioni, in particolare il ritorno alla zona arancione, considerando il numero dei contagi degli ultimi giorni in Friuli Venezia Giulia. «Non se ne può più - sottolinea Bruno Vesnaver, presidente regionale della Fipe - l'alternanza dei colori crea danni pazzeschi, e ora vediamo pure che malgrado i nostri sforzi i contagi galoppano. A dicembre ci sono state perdite di fatturato dal 60 al 70%, ma nessun ristoro. Pensano di farci andare avanti così fino a maggio? Allora meglio un lockdown serio piuttosto che la pagliacciata che vediamo oggi. Conviene chiudere tutto per abbassare la curva dei contagi quanto prima.

Oppure si facciano riaprire tutte le attività con regole e controlli severi». Opinione simile anche per Federica Suban, presidente Fipe Trieste. «Abbiamo già capito - dice - che la permanenza in area gialla durerà pochi giorni. Io personalmente non ho riaperto, perché chiudere alle 18 e per l’intera giornata nei fine settimana per un ristorante è una follia. Restiamo basiti però nel vedere un mucchio di gente in giro, molte attività aperte, alcune anche affollate, ma poi a pagare sono solo bar e ristoranti assieme a discoteche, cinema e palestre. Ci sembra una grande persa in giro, tenendo anche conto che i ristori non arrivano e la cassa integrazione viene erogata a singhiozzo». A denunciare il tracollo degli introiti sono anche i gestori dei singoli locali. «Nel periodo delle festività abbiamo registrato un calo del 70% rispetto allo scorso anno - racconta Giuseppe Faggiotto, titolare del caffè degli Specchi - ma arrivati a questo punto non sappiamo più che dire. Siamo senza parole. Il nostro lavoro è fatto di programmazione, non di aperture e chiusure a spot. Siamo davvero stufi».

Ieri, lunedì 11 gennaio, bar pieni solo per qualche caffè, ma poche le persone in giro, anche a causa del freddo, così fino alle 18, poi bibite e cibo consentito solo con asporto o a domicilio. Tra molti gestori c’è la paura di nuove limitazioni, uno degli argomenti più dibattuti ieri, anche tra i clienti. «Quando siamo in zona arancione non si lavora molto - commenta Manuel Bossi, titolare del Rex - se dovessimo tornare a quel colore, probabilmente noi resteremmo aperti solo al mattino». E c’è poi l’inevitabile confusione riscontrata dalla gente, percepita anche dai ristoratori.

Anche ieri a Trieste, entrando nei bar, molti hanno chiesto il colore della giornata, la possibilità di consumare al banco e le modalità, e gli orari per le ordinazioni ai tavolini. Lo stesso disorientamento che tante persone da giorni raccontano anche sui social. Intanto ieri è stato riaperto il parco di Miramare, per la gioia dei tanti frequentatori abituali, pronti a riprendere le amate passeggiate tra i viali nonostante il freddo. «Le persone sono tornate fin da subito - fanno sapere dal castello -. A parte il vento, la giornata di bel tempo ha attirato chi ama il parco e ha voluto tornarci appena possibile». Il museo invece resta chiuso al pubblico, fino a data da destinarsi, e si è conclusa anche la mostra “Marcello Dudovich (1878 – 1962). Fotografia tra arte e passione” alle scuderie. —

Merluzzo al vapore al pomodoro e taggiasche, farro, cime di rapa alle mandorle

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