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Covid e olfatto: lo studio sulle correlazioni

Un uomo sottoposto a tampone per l’infezione da covid 19: il naso è una delle vie di accesso preferenziali del virus per entrare nel nostro organismo

Un’indagine globale analizza le cause dei disturbi che alterano la percezione degli odori nei malati. Sissa protagonista

TRIESTE Immagina una domenica mattina di inizio gennaio: ti svegli per preparare la cara vecchia moka e non senti il profumo del caffè che inonda la stanza. Ti rendi conto in un baleno di aver perso l’olfatto, una percezione importante che finora avevi sottovalutato. Molte persone che hanno contratto il Covid-19 hanno segnalato disturbi dell’olfatto, e molti hanno anche disgeusia o ageusia (rispettivamente, alterazione o perdita del gusto) o cambiamenti nella chemestesi (la capacità di percepire sostanze irritanti come il peperoncino piccante o la sensazione rinfrescante della menta).

La perdita dell’olfatto è così comune nelle persone affette dalla malattia che alcuni ricercatori ne hanno raccomandato l’uso come test diagnostico perché può essere un marcatore più affidabile della febbre o di altri sintomi.


Perché questo avvenga, con quale frequenza e quale sia il suo significato clinico, però, per gli scienziati è ancora un mistero. Eppure, dicono gli esperti, si tratta di una questione importante: scoprirne le origini potrebbe aiutare a comprendere diversi aspetti dell’azione del virus sul nostro organismo e alcune dinamiche del contagio.

Oggi un’indagine globale pubblicata su Chemical Senses fornisce la più importante evidenza del legame tra il Covid-19 e la perdita dell’olfatto, del gusto e della cosiddetta chemestesi, grazie alle migliaia di risposte di pazienti nell’ambito di una grande ricerca open access e partecipativa. A questo studio ha partecipato anche il gruppo di ricerca della Sissa guidato dalla professoressa Anna Menini, da molti anni impegnata nella ricerca sull’olfatto. Lo studio prosegue in questi mesi indagando anche altri aspetti come il recupero dell’olfatto dopo la malattia e quello della “parosmia”, un’alterazione dell’olfatto che porta a non identificare correttamente gli odori anche mesi dopo la guarigione.

L’iniziativa di Open Science, è organizzata dall’associazione internazionale Global Consortium for Chemosensory Research, che riunisce team di scienziati e medici di tutto il mondo per affrontare la questione sia da un punto di vista di ricerca che nei suoi aspetti clinici. I questionari sono disponibili in 35 lingue. Spiega la professoressa Anna Menini: «Il naso gioca un ruolo importante nella malattia, sappiamo che una delle vie di accesso preferenziali del virus per entrare nel nostro organismo è proprio il naso, dove si trovano non solo le cellule dell’epitelio respiratorio ma anche quelle dell’epitelio olfattivo. È come se il virus - prosegue - possedesse la chiave d’accesso per entrare in queste cellule aprendo una porta molecolare, che nello specifico è una proteina, chiamata ACE2, che si trova anche in altri organi del nostro corpo. Quella presente nel nostro naso offre, però, un ottimo ingresso al virus per infettarci. Detto questo, dei meccanismi con cui questo avviene, ossia come il virus entri effettivamente nel nostro organismo, si sa ancora molto poco».

Attraverso questo studio si lavorerà poi per «capire meglio le origini della perdita dell’olfatto e del gusto, comprendere quanto è frequente nei pazienti Covid-19 e anche scoprire se questi sintomi possano essere dei potenziali segnali di allarme per identificare la malattia anche in assenza di altri sintomi. Una caratteristica - conclude la scienziata - che, se verificata, sarebbe molto importante per identificare rapidamente la possibilità di contagio da parte del virus». A tutti i partecipanti vengono poste diverse domande relative alla loro capacità non solo nel percepire odori e gusti ma anche sensazioni come la freschezza, il bruciore o il frizzante nella bocca, prima e durante la malattia. Nello stesso questionario viene anche chiesto di quantificare la sensazione di “naso chiuso”. Chi volesse testare olfatto, gusto e chemestesi, per chi è stato malato o per semplice curiosità, può partecipare alla ricerca sul sito gcchemosensr.org che mette a disposizione anche due diversi percorsi intitolati “Sono stato malato e ora voglio monitorare il mio olfatto e il mio gusto” e “Voglio monitorare il mio olfatto e il mio gusto”. Non è richiesta nessuna sostanza o strumento particolare, si riesce a fare il test con sostanze che sono presenti nelle case di tutti. Una prova interessante da fare, per capire lo stato di queste nostre percezioni così importanti e, come nel caso dell’olfatto, a volte sottovalutate. —

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