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La Consulta boccia il welfare padano Fvg

Massimiliano Fedriga e Alessia Rosolen

Per i giudici sono illegittimi gli incentivi alle assunzioni vincolati al requisito dei 5 anni di residenza sul territorio regionale

TRIESTE La Corte costituzionale boccia il “welfare padano” della giunta Fedriga. Nel 2019 il centrodestra regionale ha previsto una serie di incentivi alle assunzioni, subordinati però al reclutamento da parte delle imprese di lavoratori disoccupati residenti da almeno cinque anni in Friuli Venezia Giulia e coinvolti in casi di crisi aziendale. L’impugnazione della norma fu il primo atto in assoluto compiuto dal governo giallorosso: ne derivò la furiosa reazione del governatore Massimiliano Fedriga, che ora deve però fare i conti con la cancellazione del requisito di residenza da parte della Consulta.



La sentenza è arrivata sotto Natale, ma l’esecutivo regionale non ne ha dato pubblicità. Nell’impossibilità di presentare ricorso, la giunta sta infatti studiando possibili norme alternative per mantenere in qualche modo il legame fra il territorio e i lavoratori favoriti dagli aiuti economici previsti per le imprese. Ma c’è da giurare che la decisione della Corte complicherà non poco i rapporti con Roma, proprio nelle settimane in cui dovrebbe ripartire il confronto sui patti finanziari con lo Stato.



Fedriga ne fa una questione politica: «L’impugnativa decisa da questo governo è mirata contro una parte politica avversa e purtroppo la Corte ha dato loro ragione, ma non demordiamo». L’idea è di trovare ora un’altra strada per tenere il punto: «Stiamo studiando come mantenere inalterato il principio con una soluzione legislativa o regolamentare – dice il presidente – perché non possiamo pagare noi per togliere la disoccupazione in altri territori. Vogliamo dare soldi alle imprese per aiutare i nostri cittadini e non quelli di altre regioni o Paesi, altrimenti è come se l’Italia pagasse la disoccupazione ai francesi e mi sembra una follia. Una sentenza del genere è inaccettabile e dannosa per i cittadini del Fvg: se non interveniamo, un’azienda potrebbe assumere con aiuti pubblici solo cittadini fatti venire apposta da fuori regione».

L’assessore al Lavoro Alessia Rosolen si concentra sugli aspetti più tecnici: «È allucinante che sia eliminato il vincolo territoriale, perché così la Regione diventa un ectoplasma, mentre è un ente a servizio del territorio e dei suoi cittadini, grazie a misure che vengono pagate coi soldi della gente che vive in Fvg. La Regione ha voluto dare una risposta a chi vive su questo territorio anche per quanto riguarda il nodo della disoccupazione: faremo un approfondimento perché molte leggi regionali, nazionali ed europee hanno precisi vincoli territoriali». Rosolen lancia poi una stoccata preventiva a Pd e M5s: «A chi esulterà parlando di bocciatura del welfare padano, ricordo in anticipo che il criterio della residenzialità nelle politiche attive del lavoro esiste dal 2010 (fissato in due anni, ndr), senza che nessuno lo abbia modificato, anche in tempi di giunte regionali di centrosinistra».

La sentenza della Corte stabilisce che la norma del Fvg «limita irragionevolmente» il diritto al lavoro e alla pari dignità di tutti i cittadini davanti alla legge, previsto dagli articoli 3 e 4 della Costituzione: un diritto riconosciuto a tutti indistintamente e di fatto riservato dalla Regione solo alla categoria dei residenti quinquennali.

La legge italiana e il diritto comunitario prevedono invece che le politiche attive per l’occupazione si rivolgano a tutti i cittadini senza distinzione sui criteri di residenza. I giudici costituzionali hanno dunque accolto il ricorso dello Stato, respingendo i motivi di inammissibilità presentati dall’Avvocatura della Regione. La posizione della Consulta è stata ribadita nel tempo da diverse sentenze, dove è stato chiarito che «non è possibile che l’accesso alle prestazioni pubbliche sia escluso solo per il fatto di aver esercitato il proprio diritto di circolazione o di aver dovuto mutare regione di residenza». —


 

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