Manifestazione a Trieste contro le politiche di respingimento europee: «Nei Balcani crisi umanitaria»

La manifestazione di Trieste in una foto di Francesco Bruni

Mobilitazione organizzata dall'Assemblea No CPR No Frontiere FVG assieme alle organizzazioni Linea d'Ombra odv e Strada Si.Cura. La manifestazione si è svolta davanti al Consolato della Croazia, primo Stato in area Schengen per chi arriva attraverso la rotta balcanica: «Denunciamo il disastro in Bosnia, le violenze sistematiche della polizia croata, la catena dei respingimenti che arriva fino a Trieste, il razzismo fuori e dentro i confini dell'Unione Europea»

TRIESTE «Denunciare pubblicamente le sanguinarie politiche europee in merito alla protezione dei confini». È la ragione per la quale quasi un centinaio di attivisti si sono ritrovati questa sera davanti al Consolato croato di piazza Goldoni, come spiegato nel volantino firmato dagli organizzatori, ovvero l'Assemblea No CPR No Frontiere FVG assieme alle organizzazioni Linea d'Ombra odv e Strada Si.Cura.

La manifestazione si è svolta davanti al Consolato della Croazia, primo Stato in area Schengen per chi arriva attraverso la rotta balcanica, oltre il cui confine con l'Erzegovina si trovava il campo profugo di Lipa, recentemente dato alle fiamme. È in quest'area che solitamente si ammassano i migranti che tentano di varcare il confine. Gli attivisti denunciano come questo contesto aggravi la crisi umanitaria lungo la rotta balcanica: «Una situazione di violenza sistemica, oltre al freddo intollerabile di questi giorni, al confine bosniaco».

Secondo i manifestanti, alle difficili condizioni di vita nei grandi campi bosniaci si associano «le violenze sistematiche della polizia croata, la catena dei respingimenti che arriva fino a Trieste, il razzismo fuori e dentro i confini dell'Unione Europea». Ricordano inoltre che «tra gennaio e metà novembre 2020, la polizia di frontiera di Trieste e Gorizia ha 'riammesso' in Slovenia 1.240 persone», registrando un aumento pari al 420%.

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