Terremoto in Croazia, a Petrinja arrivano i turisti da catastrofe

Non tutti a Petrinja vivono ora dopo il sisma in casette prefabbricate, ma sono ancora nelfango

Si fanno selfie tra le macerie e se ne vanno. L’ira dei soccorritori. Centro della cittadina chiuso a qualsiasi estraneo

PETRINJA Scosse, scosse senza fine. A Petrinja la terra trema. Ieri il sommovimento più forte ha toccato i 4,4 gradi Richter, alle 18.24. Un’altro sommovimento alle 12.02, magnitudo 3,8, proprio mentre un autoarticolato scaricava una casetta prefabbricata davanti lo stabile irrimediabilmente compromesso dal terremoto del 29 dicembre scorso di una famiglia di tredici persone. Fino ad ora hanno vissuto un po’ come potevano, divisi tra una tenda e l’angustia di un container. Ma c’è anche chi, come Zvonko Horvatinec, 59 anni, quasi dieci giorni dopo il sisma, “abita” ancora in un garage, nel fango, con il padre di 86 anni, riscaldandosi con un falò di legna. «Scusa se piango, ma è un peccato - dice a bassa voce rotta dai singhiozzi - ho dato la vita per questa città, mentre i politici in questi giorni vengono solo a farsi fotografare a Petrinja, e in verità non si preoccupano di noi». Poi non ce la fa più nemmeno a parlare, lui che in città tutti conoscono come Popaj, un minuscolo Braccio di ferro oramai immune agli spinaci.

E tutto questo mentre il premier Andrej Plenković al Parlamento di Zagabria snocciolava cifre relative agli interventi fin qui svolti in area Petrinja da parte di Esercito, Protezione civile, Vigili del fuoco e volontari e litiga con i giornalisti quando questi, nella conferenza stampa, gli parlano dei problemi riscontrati sul campo nelle ore successive il terremoto, la disorganizzazione - denunciata peraltro dallo stesso presidente della Repubblica Zoran Milanović - la gente che era costretta a dormire nelle auto perché le tende non erano ancora arrivate. E a Petrinja fa freddo, molto freddo.


Il vice primo ministro e direttore del quartier generale della Protezione civile per la ricostruzione dal terremoto nella contea di Sisak-Moslavina, Tomo Medved, afferma che dall'istituzione del quartier generale fino ad oggi, le forze operative hanno installato 155 container abitativi e 19 tende per gli sfollati. Il centro operativo è in funzione 24 ore al giorno, e vi lavorano i rappresentanti della direzione, i vigili del fuoco croati, la Croce Rossa croata, l'esercito e la polizia. In particolare la Croce rossa si prende cura di 725 persone che sono ospitate in otto località e alle quali fornisce anche assistenza psicosociale.

La stessa assistenza di cui avrebbero bisogno quelle persone - e non sono poche a detta degli uomini della protezione civile sul campo - che giungono soprattutto dalla capitale Zagabria senza portare neppure un biscotto per gli sfollati, o dicasi un cerotto, ma camminano tra le macerie pur di farsi un selfie con lo smartphone. Il turismo da catastrofe. Per evitare che qualcuno si facesse male, o che ricevesse in testa una badilata di qualche soccorritore alla sua dodicesima ininterrotta ora di lavoro, il centro di Petrinja da ieri mattina è chiuso. Vi accedono solo i soccorsi oppure famiglie che vogliono recuperare qualcosa dalle macerie. Gli avvoltoi del selfie sono avvisati. —

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