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Basta il tampone antigenico per entrare in Slovenia

Misura in vigore dal prossimo sabato. Lockdown confermato per sette giorni

Mauro Manzin
2 minuti di lettura
La palestra che a Lubiana ospita lo svolgimento del test rapido. Da ieri l’attività è stata bloccata dall’Agenzia del farmaco della Slovenia. Rtvslo.si 

LUBIANA Dopo aver sentito gli esperti e dopo una lunga riunione a Brdo pri Kranju il governo sloveno ha deciso di non ammorbidire alcuna norma emanata fin qui nella lotta contro la pandemia da Covid-19. In pratica il “pacchetto anti-virus” viene rinnovato fino al prossimo 18 gennaio. Quindi niente scuole in presenza così come niente lezioni universitarie in aula. Ed è subito polemica, soprattutto dopo le parole del ministro dell’Istruzione Simona Kustec la quale ha affermato che la Slovenia può permettersi un periodo record di istruzione a distanza anche perché sono tutti dotati di adeguate tecnologie informatiche e formati per tali lezioni. I dati però sembrano smentire la ministra. In alcuni luoghi del Paese i computer non sono sufficienti nemmeno per gli insegnanti e, sebbene le autorità prevedano di acquistare attrezzature aggiuntive per un valore di 17 milioni di euro, finora solo le scuole, le comunità locali e le organizzazioni umanitarie hanno contribuito alla fornitura di attrezzature accettabili. E inoltre i genitori sostengono che i loro figli di queste lezioni a distanza proprio non ne possono più.

Tornando ai lavori del governo sloveno c’è da precisare che il trasporto pubblica continuerà a funzionare con i limiti e le prescrizioni fin qui in vigore, ma da sabato è stato deciso di bloccare tutti gli impianti di risalita delle stazioni sciistiche che potranno operare solo per le squadre agonistiche. L’annuncio è del ministro delle Infrastrutture Jernej Vrtovec il quale afferma che si tratta di una decisione obbligata visto il «quadro epidemiologico attuale molto grave e molto preoccupante per il futuro, soprattutto perché ci si attende una nuova impennata di richeste di ricoveri negli ospedali». «Chiedo comprensione sia agli sciatori che ai proprietari delle funivie - spiega ancora il ministro - lo Stato aiuterà quest'ultima categoria, come ha fatto finora. Mi rendo conto che questo inverno ci ha donato molta neve dopo tanti anni, ma il quadro epidemiologico è purtroppo molto preoccupante, così come le previsioni per il futuro. Gli infortuni, che sono parte integrante dello sci ricreativo, comporterebbero un onere aggiuntivo per gli ospedali e il loro personale». «I pazienti Covid - conclude - devono rimanere una priorità assoluta».

Qualche novità, invece, per chi volesse recarsi in Slovenia. Da sabato lo si potrà fare presentando o un tampone negativo effettuato non più tardi di 48 ore dall’attraversamento del valico, oppure presentando l’esito ovviamente negativo (e qui sta la novità) di un test rapido dell’antigene effettuato in Paesi Ue o dell’Area Schengen. Per i Paesi terzi bisognerà averlo effettuato negli istituti accreditati dall’Istituto nazionale della sanità pubblica slovena e rilevabili sul sito web dello stesso. La quarantena in Slovenia, se si dovesse entrare senza tampone o test rapido, dura 5 giorni se al quinto giorno si esibisce un tampone negativo. Per l’Italia in generale e per il Friuli Venezia Giulia in particolare non cambia molto visto che al rientro la quarantena è obbligatoria.

Ma se il governo Janša punta molto sul test rapido dell’antigene per dare così un tracciamento più sicuro del contagio da coronavirus, va detto che piove sul bagnato nel senso che l’Agenzia nazionale del farmaco della Slovenia ha bloccato tutti i test rapidi che si sarebbero dovuti svolgere a partire da ieri a Lubiana perché i tamponcini con cui si preleva il materiale nel naso del paziente non sono omologabili e molti kit sono giunti in Slovenia già rovinati. Gran polemica sui media della capitale e grande imbarazzo del portavoce del governo Jelko Kacin che non riesce a rispondere all’incalzare delle domande dei giornalisti. Per quanto riguarda i contagi questi sono stati 2.663 nelle ultime 24 ore su 18.280 tamponi di cui però solo 6.370 “classici” e sicuri al 100% e da cui si evince che l’indice di positività resta altissimo ed è pari al 32%. —

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