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«Monfalcone non è più solo industria. Ricandidarmi? Penso a cambiare la città»

La sindaca di Monfalcone Anna Maria Cisint

Il sindaco:: «Dobbiamo procedere con l’escavo. Ho chiesto a D’Agostino di occuparsi direttamente di Portorosega». «La centrale a idrogeno è solo un’idea. Meglio i nostri progetti»  

Sindaco Anna Maria Cisint, la situazione nel porto di Monfalcone è in continuo fermento. Lei si è già espressa favorevolmente sull’acquisizione del gruppo F2i Sge di MarterNeri. Tuttavia non tutti i problemi sono risolti. Cosa auspica possa avvenire per il definitivo decollo di Portorosega?

Ho parlato con Zeno D’Agostino e l’ho invitato a un incontro sui temi del rilancio del porto. Gli ho chiesto che sia lui a seguire Portorosega. Vogliamo che si proceda velocemente all’escavo e all’implemantazione della logistica a cominciare dal raccordo ferroviario. Altro punto fondamentale è la sicurezza dei lavoratori.


Ha mai avuto la sensazione che qualcuno o qualcosa non voglia lo sviluppo del porto di Monfalcone?

No, non ho mai avuto questa sensazione. Credo invece che Portorosega sconta problemi antichi e l’immobilismo che ha riguardato in passato il sistema Monfalcone.

In un video autoprodotto da Forza Italia e trasmesso su alcune emittenti regionali il suo alleato Giuseppe Nicoli manifesta netta contrarietà alla cessione di sovranità nella gestione del porto (compreso Trieste ovviamente) e auspica un maggior coinvolgimento degli enti locali nella governance. È d’accordo?

L’obiettivo è incrementare traffici e occupazione. Lo si fa rendendo più snelle le procedure e creando vantaggi fiscali. Non c’è stata alcuna perdita di sovranità e non ci sarà perché il pallino è nelle mani dell’Autorità portuale con cui c’è totale condivisione da parte di Regione e del Comune di Monfalcone che ha un suo ruolo ben preciso.

Disoccupati ex Eaton. Come sta andando il loro reinserimento occupazionale?

Dobbiamo partire dall’importante protocollo firmato dal Comune con Regione e parti sociali. Per la prima volta il Comune di Monfalcone ha assunto un impegno concreto e responsabile su una materia che formalmente non era di sua competenza. Ormai la gran parte degli ex Eaton sono rioccupati, quelli che non lo sono non saranno lasciati indietro. Ma continuiamo a lavorare per tutti i disoccupati del territorio. Di qui la battaglia per una revisione del modello degli appalti di Fincantieri, modello che è stato devastante dal duemila a oggi da tutti i punti di vista.

In tema di lavoro è in ballo il futuro della centrale A2A. L’ipotesi di una riconversione a idrogeno non la convince. Perché?

Oggi esiste solo il progetto di riconversione a gas. Se A2A vuole davvero puntare sull’idrogeno deve presentare un progetto di fattibilità secondo gli standard indicati dalla Ue.

Sindacati e non solo ritengono che la mancata riconversione della centrale provocherebbe un ulteriore deficit occupazionale sul territorio.

Non è così. A regime una centrale a idrogeno occupa pochissimi addetti. Ma il punto è un altro: il territorio non vuole più essere usato e sfruttato sull’altare dell’industria a tutti i costi. Monfalcone ha molto altro da offrire. Monfalcone si vanta di essere una città industriale ma è più solo questo. I nostri progetti sul riutilizzo dell’area della centrale sì che implementerebbero l’occupazione.

A tale proposito vale la pena tornare sullo sgradevole intervento del consigliere regionale dem Jacop in Consiglio regionale. Le sue parole nei confronti di Monfalcone e dei monfalconesi sono parse offensive. In sostanza Jacop ha detto che i 9 milioni assegnati dalla Regione al Comune per lo sviluppo di progetti culturali e turistici erano soldi buttati. Monfalcone, a suo parere, è solo la città dei cantieri. Perché questi toni secondo lei?

Chi ha responsabilità politica non dovrebbe mai dare giudizi e parlare senza conoscere la realtà dei fatti perché in tal modo scredita la propria funzione. In realtà Jacop e tutto il gruppo regionale Pd a cominciare da Moretti fanno parte di quel fronte che per anni ha ostacolato in ogni modo il cambiamento di una città che fino a quattro anni fa veniva catalogata come brutta, sporca e in declino. Moretti, Jacop e il Pd sono rimasti nostalgici di quei tempi. Sono fuori dalla realtà e di conseguenza distanti dal comune sentire dei monfalconesi. Le vuote critiche sui nostri progetti di rilancio culturale e turistico finanziati dalla Regione con 9 milioni di euro sono l’ennesima prova.

Ci consenta una battuta. Tra i suoi primi provvedimenti da sindaco ci fu l’apposizione negli uffici pubblici comunali del divieto di indossare il velo. Oggi il Covid ci impone di essere tutti “mascherati”. Così va il mondo. Battute a parte, com’è cambiata la sua percezione sulla comunità straniera?

È una delle questioni centrali della città. Quando si supera il 25% di stranieri sul totale, con costumi e regole di vita a volte incompatibili con le nostre stesse norme giuridiche, non possiamo coprirci dietro la parola integrazione per nascondere i problemi sociali, sanitari, scolastici, abitativi, di sicurezza che ne derivano. Non ho mai criminalizzato gli stranieri, c’è una buona parte che ha una reale volontà di inserimento. Resta il fatto che c’è un utilizzo antagonista della sinistra che giustifica i comportamenti più illogici usando gli immigrati in contrapposizione alle scelte del Comune.

Quali in particolare?

Il riequilibrio scolastico, il contrasto al sovraffollamento nelle abitazioni, l’igiene pubblica. Il rispetto delle regole dovrebbe essere indipendente dalle etnie.

Cosa le ha insegnato il Covid?

A valorizzare gli insegnamenti di mio padre: lavora tanto, studia, impegnati e ascolta. Con umiltà. Sostenere in ogni modo chi è in difficoltà è il mio primo pensiero da sindaco.

Pensa di ricandidarsi?

L’agenda quotidiana del lavoro da fare mi allontana da questo pensiero. C’è ancora tanto tempo. Sono tantissime le cose che dobbiamo portare a termine. Certo mi fa piacere che tanti cittadini mi chiedano di andare avanti e di sentirmi indicata come il sindaco che ha riscattato Monfalcone e i monfalconesi.

Qual è il perimetro della coalizione che ha in mente per una sua eventuale ricandidatura?

Il centrodestra, liste comprese. Ma abbiamo bisogno di gente che prima di pretendere lavori sodo, che studi che si metta al servizio con umiltà.

Non è improbabile che alla fine il centrosinistra candiderà una donna. Quali regole d’ingaggio si sente di proporre per la campagna elettorale?

Rispetto tutti coloro che si impegnano per la collettività. Mi auguro che nella prossima campagna il centrosinistra rinunci alle offese nei miei confronti come è stato nel 2016. Non considero nessuno un nemico al massimo un avversario. Il mio credo è difendere i valori della città e dei concittadini. —


 

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