Migranti nelle tende o all’aperto. L’Ue: in Bosnia disastro umanitario

Dopo il rogo appiccato dagli stessi migranti a Bihac la situazione in Bosnia è «inaccettabile», secondo l’U

Allestiti i primi ripari ma elettricità e riscaldamento non bastano. Bruxelles stanzia 3,5 milioni

BELGRADO Una situazione «inaccettabile». E intollerabile, soprattutto per un Paese che aspira a entrare un giorno nel club europeo che conta, l’Ue. Ue che può anche usare la voce grossa, quando vuole.

Lo ha dimostrato l’Alto rappresentante dell’Unione alla politica estera, Josep Borrell, intervenuto con vigore a proposito della crisi umanitaria che stanno loro malgrado affrontando centinaia di migranti e profughi nell’area di Bihac, in Bosnia-Erzegovina.

Borrell che ha duramente bacchettato Sarajevo e le autorità bosniache in generale, colpevoli di aver abbandonato a sé stessi, troppo a lungo, più di 1.700 profughi nel cantone di Una-Sana. Nel cantone, ricordiamo, sorge quello che rimane del campo di Lipa, del tutto inadatto a ospitare esseri umani, semidistrutto da un incendio appiccato dagli stessi profughi, dopo che era stata comunicata loro la notizia della chiusura del sito e il trasferimento al campo di Bira, nel centro di Bihac e in un ex caserma presso Konjic, poi saltato a causa dell’opposizione della cittadinanza. Nella zona, dopo tensione crescente, proteste di segno opposto dei migranti e della popolazione locale, sono arrivati mezzi e uomini dell’esercito bosniaco, che negli ultimi giorni hanno iniziato ad allestire delle leggere tende militari per dare almeno un riparo provvisorio a centinaia di migranti, ma forniture elettriche e riscaldamento sono ancora insufficienti.

Ieri, 4 gennaio, sono iniziati anche i lavori di ristrutturazione di Lipa – dopo enormi ritardi - campo che in tempi si spera brevi dovrebbe fornire migliori condizioni di vita, soprattutto nei rigori invernali. Ma molti migranti non credono alle promesse e la situazione rimane drammatica. «Vogliamo cibo e libertà», hanno urlato domenica durante una dimostrazione, contestuale all’arrivo a Lipa per un sopralluogo sull’avanzamento dei lavori del ministro della Sicurezza bosniaco, Selmo Cikotic. Tensione a Bihac è stata segnalata ieri anche per l'accoltellamento di un uomo del posto. Tre cittadini marocchini sono stati fermati dalla polizia, sospettati del crimine, un fatto che esacerberà sicuramente l'ostilità verso i migranti. Lavori a Lipa che saranno facilitati dal sostegno finanziario della Ue, che ha stanziato altri 3,5 milioni di euro, ha annunciato Borrell, che però non si è trattenuto dal criticare duramente l’inazione delle autorità bosniache. Si è infatti fatto troppo poco e agito troppo tardi, perché un sito per migranti «capace di resistere all’inverno è un pre-requisito» per ogni Paese civile chiamato ad accogliere profughi. «Le autorità locali – ha continuato Borrell – devono rendere disponibili strutture già esistenti fino a che Lipa non sarà ricostruita come struttura permanente».

E nel frattempo «non si possono lasciare persone al freddo, senza accesso a servizi igienici» e per di più «nel mezzo di una pandemia». Secondo stime Ue, sono circa 900 i migranti che ruotano attorno all’ex campo di Lipa e ben 800 quelli che vivono all’aperto, all’addiaccio, «inclusi bambini». Si tratta di un «disastro umanitario che poteva essere evitato, se le autorità avessero creato abbastanza strutture» per affrontare l’inverno, ha rincarato Janez Lenarcic, commissario Ue per il management delle emergenze. Che forse è andato giù ancora più duro di Borrell. L’Ue «garantirà ancora aiuti d’emergenza, ma l’assistenza non sarebbe stata necessaria se la Bosnia avesse messo in atto una gestione appropriata dei fenomeni migratori, come richiesto dalla Ue da molti anni».

Potrebbe anche andare peggio. Lo ha denunciato la Caritas italiana, che ha parlato di «situazione precaria» e della temibile incognita di nuove «violenze» e «gravi tensioni sociali». —


 

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