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Binari istriani da rilanciare con la carta del cicloturismo

Intesa siglata fra le Ferrovie e l’Agenzia di sviluppo regionale nell’ambito di un programma transfrontaliero Italia-Croazia per la mobilità sostenibile

Valmer Cusma
1 minuto di lettura

POLA Dopo aver assicurato che non ci sarà alcuna riduzione dei collegamenti lungo la rete ferroviaria istriana, la direzione delle Ferrovie croate gioca la carta del cicloturismo per il rilancio del trasporto su rotaia, impiegando fondi messi a disposizione dall’Unione Europea.

Il presidente della direzione delle Ferrovie per il trasporto passeggeri Zeljko Ukić ha firmato con il direttore dell’Agenzia di sviluppo regionale Boris Sabatti un contratto di collaborazione per l’incremento del trasporto ferroviario in territorio istriano incentrato appunto sul cicloturismo: con la sottoscrizione dell’intesa le due parti diventano partner nei progetti Icarus e Mimosa nell’ambito del programma di cooperazione transfrontaliera Italia – Croazia che mira a promuovere la mobilità sostenibile a livello locale, regionale e transfrontaliero e a offrire collegamenti multimodali. «In termini concreti - ha spiegato Sabatti - entro l’inizio della stagione turistica 2021 alcuni vagoni in servizio sulla ferrovia istriana verranno adibiti al trasporto di biciclette. Nelle stazioni verranno poi collocati pannelli informativi e punti di ricarica per le bici elettriche, il che di riflesso comporterà vantaggi per l’economia locale in particolare nei territori di Pisino, Parenzo, Rovigno, Canfanaro e Lupogliano». L’Agenzia solleciterà anche la collaborazione degli enti turistici locali. Intanto la Città di Rovigno e il comune di Canfanaro hanno già compiuto i primi passi annunciando la trasformazione in pista ciclabile della ferrovia che un tempo collegava le due località.

Si tratta dunque dei primi, timidi segnali per tentare di rilanciare la ferrovia istriana costruita nel 1876 ai tempi dell’impero austroungarico, ed entrata in progressivo degrado con la nascita della Croazia come stato indipendente. A causa delle locomotrici Diesel piuttosto vetuste - l’età media supera i 40 anni - e quindi soggette a frequenti guasti, succede non di rado ai passeggeri di dover salire sui bus sostitutivi lungo la linea Pola–Pinguente che conta 18 collegamenti giornalieri. A oggi la linea è un segmento isolato dal mondo: da Pola si può raggiungere fino a Pinguente e da qui occorre prendere il pullman per raggiungere la stazione slovena di Divaccia. Ai tempi della Jugoslavia il collegamento era diretto, ma con la nascita degli Stati indipendenti il confine si è dimostrato insuperabile. La linea conobbe il momento di maggior splendore alla metà degli anni Ottanta del secolo scorso, quando il numero annuo di passeggeri era di 900.000. La penisola però non è mai stata collegata con Fiume: oggi il treno in partenza da Pola si ferma a Lupogliano e per raggiungere il capoluogo quarnerino bisogna proseguire in autobus. —


 

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