Il questore saluta Trieste: «Una città che si fida della polizia. Matteo e Pierluigi, la tragedia più grande»

Il questore Giuseppe Petronzi, 58 anni, lascia Trieste dopo due anni di mandato

Petronzi chiude il mandato nel capoluogo giuliano: «Se qui la qualità della vita è alta è merito anche del livello di sicurezza» 

TRIESTE Dall’accoltellamento di Scala dei Giganti all’omicidio di via del Veltro con il cadavere nascosto nel balcone, passando per i furti di farmaci negli ospedali. O, ancora, le rapine nelle ville. La più eclatante? Quella di Opicina nel gennaio dell’anno scorso, con tanto di sparatoria. La Squadra mobile era riuscita a risalire ai criminali con un unico indizio in mano: un piede di porco abbandonato durante la fuga.

Il questore Giuseppe Petronzi, 58 anni, sta per concludere il mandato a Trieste. Lo aspetta una piazza importante del Nord Italia. In attesa dell’ufficializzazione (la destinazione esatta, per ragioni di bon ton istituzionale, resta segreta ancora per qualche giorno), il funzionario tira una linea sui suoi due anni di mandato.


Due anni di interventi e indagini serrate. «Non c’è omicidio, non c’è fatto di cronaca importante a cui la Polizia di Stato, con il coordinamento dell’autorità giudiziaria, non ha dato una risposta e un risultato. Merito degli agenti, a cominciare dalla Mobile, e della collaborazione con le altre forze dell’ordine».

Il fatto che ha segnato questo biennio è l’omicidio in Questura dei due poliziotti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. Ci pensa ancora a quei momenti, questore? Come li vive?

Li vivo con responsabilità e consapevolezza. Ma al tempo stesso con serenità rispetto alla tragicità e imprevedibilità dell’accaduto. È la vicenda più tragica che ho vissuto nella mia carriera. Ora con le famiglie c’è un rapporto costante, ci sentiamo ogni mese. C’è un legame fortissimo con la Polizia. E voglio ringraziare il Comune per l’intitolazione della strada a Matteo e Pierluigi.

Quale idea si è fatto di Trieste in due anni?

La città è quinta come qualità della vita e questo si deve anche al livello di sicurezza. C’è inoltre un tasso elevato di denunce e ciò sta a significare che qui ci si fida molto delle forze dell’ordine. Abbiamo un dato elevato di risoluzione dei casi: ad esempio non ci sono omicidi o fatti eclatanti irrisolti. Rubano i farmaci antitumorali all’ospedale Maggiore? I criminali vengono presi.

C’è il capitolo della rotta balcanica, con il continuo flusso di migranti.

Il flusso è importante ma non incide sulla criminalità. Trieste, ad esempio, non ha bande di spacciatori stranieri che si sono impossessate di quote della città. Si verificano fatti isolati, come l’accoltellamento di Scala dei Giganti. Lì c’era un gruppo di kosovari, insieme a dei triestini: siamo riusciti a intervenire subito peraltro chiudendo anche il McDonald’s, dove quei gruppetti erano soliti stazionare.

Lo spaccio di droga, nonostante indagini e arresti, non si ferma.

Il consumo di sostanze è costante dappertutto e Trieste non fa eccezione. Nonostante le forze dell’ordine riescano a portare a termine le indagini, nessuna operazione è mai decisiva. Lo spaccio continua: i canali di alimentazione non si eliminano perché la richiesta, anche a Trieste, è elevata.

In seguito agli scontri in piazza Libertà di due mesi fa tra forze dell’ordine e antagonisti di sinistra durante la manifestazione anti-migranti, non sono mancate le polemiche nei suoi confronti per aver concesso la piazza ai gruppi di estrema destra. Come risponde?

Se alla Questura venisse conferita l’autorità di chiudere la bocca a qualcuno, e a prescindere, sarebbe grave. Avevo fatto le mie valutazioni, condivise con la Prefettura. Ovviamente impediamo una manifestazione se uno si presenta in Questura dicendo di chiamarsi Hitler e che ha l’intenzione di andare in piazza con il passo dell’oca, esponendo chiare simbologie. Sto facendo un paradosso per spiegare su quali basi si può intervenire preventivamente. Se poi l’autorità giudiziaria ravviserà che in quella piazza c’è stata apologia del fascismo, sanzionerà i responsabili.

Tornando alle indagini di questi due anni, i fatti di cronaca non sono mancati: l’omicidio di via del Veltro con il cadavere nascosto nel balcone, i furti nelle ville, i saccheggi dei farmaci antitumorali al Maggiore e il traffico di documenti falsi scoperto di recente.

L’attività è stata tanta e con un’alta percentuale di soluzione dei casi, che dobbiamo al lavoro dei commissariati e a quello della Mobile, che si davvero è distinta. Ricordo anche che abbiamo raddoppiato le pattuglie sul territorio. Tutto ciò in mezzo alla gestione dei migranti, peraltro in un periodo Covid. In ciò è stato indispensabile il supporto dell’Esercito con l’operazione “Strade sicure”. I risultati sono possibili grazie all’impegno degli agenti, al coordinamento dell’autorità giudiziaria e della Prefettura. E al rapporto eccellente con l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di finanza e la Polizia locale. Mi preme infine soffermarmi proprio sull’indagine del furto dei farmaci antitumorali, un caso risolto brillantemente e che ha consentito di alzare gli standard di sicurezza e vigilanza negli ospedali. Ciò si rivelerà utile quando riceveremo a Trieste i vaccini anti-Covid. —


 

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