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Capitale cultura 2025, cogliere le opportunità

Il Pd con Diego Moretti e Franco Perazza ricorda che la designazione è il coronamento di un percorso iniziato negli anni Sessanta

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L'abbraccio dei sindaci (Foto Bumbaca) 

GORIZIA. «La notizia di Nova Gorica e Gorizia capitale europea della cultura 2025 è un grande fatto positivo per le nostre comunità. Si tratta di una tappa importante di un percorso iniziato negli anni ’60, in tempi molto più complessi di quelli attuali, con gli allora sindaci Michele Martina e Josko Strukely. Ora l’auspicio è che, dopo l’ottimo risultato ottenuto, al quale l’assessore regionale Gibelli ha creduto dall’inizio, l’amministrazione comunale sia all’altezza della sfida richiesta».
Commenta così il vicecapogruppo del Pd in Consiglio regionale, Diego Moretti la decisione di attribuire alla città di Nova Gorica (con Gorizia) il titolo di Capitale europea della Cultura 2025. «Il momento storico che tutti stiamo attraversando, con le sue enormi difficoltà, impone una coesione ancora più forte e l’abbandono di certe posizioni di chiusura nocive per tutti. Questo riconoscimento, sperato e rincorso, deve essere un simbolo di tutela delle diversità intese come elementi che possono arricchire comunità anche differenti. Questo sia in chiave culturale, sia per lo sviluppo di nuovi e più forti rapporti economici. Il nostro auspicio è che dopo la sbornia per il risultato ottenuto, non si torni ad atteggiamenti di chiusura ma che si guardi a politiche di apertura vere e non strumentali e che le risorse ingenti investite dalla Regione siano utilizzate per progetti veri di sviluppo e non per inutili cattedrali nel deserto».
Sul tema interviene anche il segretario comunale Pd, Franco Perazza. «L’assegnazione del titolo di Capitale europea della cultura 2025 alle città di Nova Gorica e Gorizia è stata accolta con grande soddisfazione dal Partito democratico di Gorizia. Questo importante risultato è il coronamento di una volontà di dialogo tra le due città che non è mai venuta meno – prosegue Perazza – neanche nei momenti più difficili imposti dalle vicende complicate e dolorose del dopoguerra. I dialoghi fra i due sindaci Martina e Strukeli, il sogno di una Gorizia unita del senatore Darko Bratina, l’abbattimento della rete sulla Transalpina da parte dei sindaci Brancati e Brulc, e l’attivazione del Gect da parte del sindaco Romoli sono le tappe che marcano questo lungo percors».
«Eppure questo risultato non ci sarebbe stato – ne è convinto il dirigente del PD – senza la forza e la passione di tanti piccoli gesti quotidiani, di un mondo di relazioni fatto di scambi, commerci, lavori, affetti, amori che neppure la cortina di ferro riusciva in quegli anni a trattenere. C’è una storia che dobbiamo ricordare ed è quella costruita da donne e uomini che giorno dopo giorno, con piccole azioni hanno tenuto vivo un sogno. La banalità del bene ha sanato con pazienza e con amore le dolorose ferite della guerra. E alla fine la piccola storia è stata più forte della grande storia. Anche i partiti di sinistra hanno sempre alimentato quel sogno – ricorda Perazza – sostenuti dalla incrollabile convinzione che le due comunità prima o poi si sarebbero ritrovate unite».
Ora la svolta perché la Cultura rappresenta un reale e concreto volano di crescita economica e di coesione sociale. Ma per realizzarla «è indispensabile avere un pensiero lungo e muoversi in uno scenario territoriale più ampio della semplice conurbazione tra Nova Gorica e Gorizia» sottolinea Perazza.«Dobbiamo innescare alleanze larghe, ricercare accordi, sperimentare nuovi profili di associazionismo cooperativo come quelli previsti dallo strumento del Gruppo Europeo di Interesse Economico, e tanto altro ancora. L’importante – conclude Perazza – è che si operi in una cornice di senso rappresentata da una Europa più intelligente, più verde, più connessa, più sociale, più vicina ai cittadini».

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