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Fucili e coltelli, a Opicina apre un’armeria

La titolare è una ragazza, Eva, appassionata di tiro fin da piccola quando seguiva il papà alle gare internazionali di biathlon

2 minuti di lettura
La triestina Eva Fučka circondata dai fucili nel suo nuovo negozio a Opicina 



Dietro la mascherina spunta uno sguardo dolce che fa pensare che lei si possa occupare di un’attività commerciale di tutt’altro genere. Invece Eva Fučka, 31 anni, capelli lunghi e abbigliamento casual da studentessa universitaria, vende fucili simili ai Kalashnikov, marcati Zastava e fabbricati in Serbia. È lei infatti la titolare del nuovissimo negozio aperto pochi giorni fa nel cuore di Opicina, a due passi dal capolinea del tram, che ha chiamato “Fuliber”, inventando un acronimo che comprende le sue iniziali e il termine inglese che indica il calibro. Un’attività che non ha uguali a Trieste e che Eva ha aperto non solo per coprire una carenza del panorama commerciale locale, ma anche perché in qualche modo è figlia d’arte. Suo padre, Zarko Fučka, è stato componente della nazionale italiana di biathlon, specialità che implica appunto il tiro a segno con la carabina insieme allo sci di fondo.

«Ricordo che quand’ero bambina – spiega Eva – mio padre mi portava spesso con lui quando andava a gareggiare in Italia e all’estero. E così mi sono appassionata di fucili, anzi, di quelli che è giusto chiamare attrezzi sportivi. Mi sono capitate anche esperienze particolari che vanno raccontate – aggiunge Eva – come per esempio quella successa negli Stati Uniti. Avevo 18 anni e potevo assistere alle competizioni di carabina di mio padre, ma non potevo entrare nei casinò, per quanto accompagnata ovviamente sempre da lui, perché in quel caso bisognava averne compiuti 21».

È stato perciò breve il passo per diventare poi la titolare di un negozio specializzato in armi, «ma anche in abbigliamento molto specifico – precisa – perché proponiamo pure pantaloni e giacconi adatti per chi va a caccia, oltre a coltelli e pezzi di vecchie armi per i collezionisti». Un passo breve ma non semplice. «Per poter esercitare un’attività del genere – sottolinea – servono licenze emesse dalla Questura e dalla Prefettura, dopo aver sostenuto un severo esame, davanti a una commissione composta da una dozzina di esperti, alcuni dell’Esercito e altri della Polizia di Stato».

Ed è giustamente molto rigido e dettagliato anche il regolamento che disciplina le caratteristiche che deve avere il negozio in cui si esercita. «Abbiamo un ingresso che ricorda quello delle gioiellerie – evidenzia – con apertura a distanza, un sistema di videosorveglianza collegato con la Questura e la Vigilanza privata. Anche il fatto che le vetrine si affaccino sulla principale via di attraversamento di Opicina – osserva – è molto importante».

Naturalmente Eva deve registrare i dati di chiunque effettui l’acquisto di un’arma: «Esistono anche in questo caso normative molto puntuali – continua Eva – che vanno rispettate alla lettera». E non manca il servizio di assistenza: «Le riparazioni le fa il mio collaboratore Nico, che può assistere chi ha bisogno per l’appunto di interventi tecnici».—



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