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Mica facile essere responsabili e liberi

Lo richiederebbe la difficile situazione causata dalla pandemia. Ma se si riflette non tutto è così scontato

TRIESTE Dovremmo riuscire a trovare un punto di raccordo tra l’essere responsabili e l’essere liberi. Lo chiede con urgenza la difficile situazione che stiamo vivendo a causa della pandemia da coronavirus. È vero che la responsabilità limita la nostra libertà? Sembrerebbe proprio così, se prendiamo queste due parole in modo ovvio e acritico.

limpidezza e inganno


L’idea di responsabilità è forse più trasparente, meno problematica. Quella di libertà, che pure ci appare così limpida, non è poi tanto trasparente e risulta anche ingannevole. Per farle incontrare su un terreno comune e poter dire che siamo “liberi e responsabili”, bisognerebbe trovare dei passaggi, scavare criticamente dentro le apparenze, dentro noi stessi.

il significato delle parole

La responsabilità equivale a un peso da subire? A qualcosa di cui dovremmo essere “responsabili”, come si è responsabili di un atto pubblico o di una gestione fiduciaria? Se fosse solo questo, la condizione di soggetti responsabili che la pandemia ci chiede scivolerebbe in una specie di senso di colpa, ecco il rischio che stiamo correndo. La nostra responsabilità verrebbe a coincidere con una corresponsabilità e produrrebbe reazioni conseguenti di rifiuto, come infatti avviene.

Essere responsabili di sé stessi dovrebbe equivalere, innanzi tutto, a una scelta ponderata, a un gesto etico, a un comportamento consapevole, non obbligato da qualche prescrizione esterna alla quale sottostare. Dovremmo arrivare da soli all’importanza del gesto responsabile, o comunque alla ragionevolezza di un atteggiamento individuale che si adegui alle regole relative alla salute pubblica. Non dovremmo aver bisogno di tante “raccomandazioni” su come comportarci, anzi il nostro senso di responsabilità dovrebbe essere in grado di anticiparle ogni volta e perfino di allargarne la misura a seconda delle circostanze.

Come si vede, con la “buona” responsabilità, che poi è l’unica veramente degna di questo nome, deve coabitare un elemento essenziale che abbia che fare con la “buona” libertà e che possa orientarci verso di essa. Ma qui siamo giunti al punto dolente: ci riempiamo la bocca con la parola “libertà”, tuttavia la pratichiamo senza pensarci troppo oppure non pensandoci affatto, senza riflettere sul reale senso che le attribuiamo e sugli effetti che si producono con il cosiddetto “liberi tutti”. Ci vorrebbe un’idea responsabile di libertà, ma spesso questa idea ci sembra una palese contraddizione (un “ossimoro” se vogliamo esprimerlo con raffinatezza).

Mi spiego usando la metafora del tunnel che adesso, con l’imminenza del vaccino, sembra assumere un aspetto quasi amichevole. Leggiamo infatti che il vaccino ci fa vedere “la fine del tunnel”, una luminosità là in fondo al buio. Ma come agisce di solito la nostra incontrollata volontà di sentirci liberi? Si traduce nella pulsione di vedere quella luce molto prima, anzi subito, quasi non ci fossero né il tunnel né il buio.

Vista così, la libertà assomiglia a quel moto interiore che gli psicoanalisti chiamerebbero di “onnipotenza”. Senza il correttivo di una autolimitazione, la libertà è simile a uno sfogo privo di controllo, a un’illusione molto rischiosa. Che tipo di soggetto incarna chi si lascia trascinare dalla corrente di un tale sfogo? Un “soggetto” assai poco pensante, assoggettato a un miraggio privo di concretezza.

presunzione illusoria

Il guaio è che questa idea di libertà, per una serie di situazioni che si moltiplicano nella società senza freni di oggi, appare talmente generalizzata da toccare quasi ciascuno di noi. È un problema vitale riuscire a immunizzarci dal contagio di una libertà tutta e subito. Ed è abbastanza evidente che, tra una illusoria presunzione di libertà e il senso di responsabilità, l’incontro, o solo un avvicinamento, è molto poco facile.

Per essere liberi e insieme responsabili, come sarebbe necessario nella condizione d’oggi, occorrerebbe una trasformazione culturale che attraversi ciascuno di noi e diventi una specie di bene comune. Ci guadagnerebbero sobrietà della comunicazione mediatica, credibilità della politica, qualità della formazione scolastica. Ci sentiremmo tutti un po’ più “sani”. –

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