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Crollo dell’Acquamarina a Trieste: il dissequestro slitta alla prossima primavera

Il crollo della piscina Acquamarina

Disposti nuovi accertamenti tecnici sulle cause del disastro del 29 luglio 2019. Nell’udienza del 12 aprile la battaglia sulla perizia. Solo dopo saranno tolti i sigilli

TRIESTE Slitta come minimo alla prossima primavera il dissequestro dell’area su cui si trovano ormai da diciassette mesi le macerie della piscina terapeutica Acquamarina. Il terrificante crollo, che per puro caso non provocò vittime o feriti, risale al 29 luglio del 2019: la struttura era chiusa da pochi giorni per consentire i lavori di manutenzione sulla copertura, che collassò poco prima delle 15 di quel lunedì pomeriggio. L’iter giudiziario avviato per individuare cause e responsabilità del crollo fa registrare ora un ulteriore dilatamento dei tempi.

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Si allungano i tempi

In estate il gip Massimo Tomassini aveva concluso che gli elementi raccolti dal perito incaricato dallo stesso giudice, il professor Gaetano Russo, non erano sufficienti a ricostruire in modo definitivo le cause del disastro. Secondo le prime risultanze della perizia il cedimento non sarebbe imputabile all’intervento in corso, all’ossidazione dei bulloni o a un’insufficiente manutenzione, bensì a un errore di calcolo nella progettazione. La fase attuale è sempre quella dell’incidente probatorio, anticipazione del dibattimento in cui la prova (qui la perizia) è assunta nel contraddittorio delle parti. In estate era stata auspicata la possibilità di un dissequestro entro la fine dell’anno, ma non sarà così.

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Nuovi accertamenti

Nell’ultima udienza in presenza delle parti – avvocati e consulenti dei 18 indagati – che si è svolta mercoledì pomeriggio davanti al gip Tomassini è stato fatto il punto della situazione fissando una “road map” delle prossime tappe. Del resto la complessità tecnica della vicenda, la molteplicità delle parti in cause e la necessità di completare tutti gli accertamenti prima del nulla osta – evitando così future contestazioni per aver “alterato” il sito e pregiudicato eventuali prove – hanno richiesto un piano dei lavori decisamente ponderoso. Nell’udienza di mercoledì la difesa dell’ingegner Fausto Benussi, autore del progetto nonché direttore dei lavori di realizzazione della piscina terapeutica, ha depositato una nuova memoria in cui si chiede, nell’esecuzione delle operazioni necessarie per la perizia, di preservare il sito.

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Il tutto anche nella prospettiva – ha spiegato l’avvocato Guido Fabbretti, che difende Benussi assieme a Carlo Pillinini – degli eventuali accertamenti e analisi di parte che saranno espletati nei prossimi mesi quando l’incidente probatorio sarà concluso. Sempre mercoledì è stato necessario individuare un direttore dei lavori e un coordinatore della sicurezza per l’attività di recupero dei materiali da sottoporre all’analisi, secondo il progetto del professor Russo.



Il cantiere

È stato quindi fissato un sopralluogo per il 29 dicembre: servirà a verificare in loco come dovranno essere condotti i lavori e ad allestire il cantiere necessario all’impresa specializzata per rimuovere, tagliare le macerie e prelevare pezzi di materiale da inviare a istituti specializzati per le analisi.



Perizia e dissequestro

Russo ha stimato in un mese e mezzo circa la durata dei lavori di estrazione dei materiali, a cui seguirà almeno un altro mese per effettuare le analisi e poi procedere con la stesura della relazione finale. Quindi, il 12 aprile dalle 9.30 la perizia verrà esaminata dalle parti in udienza davanti al giudice Tommasini. Difficile prevedere se sarà possibile chiudere l’incidente probatorio già in quell’udienza o se – più verosimilmente – ne serviranno altre. Tra i 18 indagati ci sono progettisti, costruttori, addetti ai lavori e cinque dipendenti comunali. Nel “pool” difensivo figurano gli avvocati Giorgio Borean, Andrea Frassini, Riccardo Seibold, Marco Vassallo, Antonio Guaiana, oltre ai già citati Fabbretti e Pillinini.

Gli atti potranno tornare al pm, per procedere con il dissequestro, solo al termine dell’incidente probatorio. Insomma, se ne riparla non prima della seconda metà di aprile. Il sostituto procuratore Pietro Montrone ha aperto un fascicolo per cooperazione in disastro colposo. In attesa del dissequestro c’è ovviamente anche il Comune di Trieste, che si augura di poter tornare a disporre in tempi brevi dell’area.



la tragedia sfiorata

Nel primo pomeriggio del 29 luglio 2019 gli operai della ditta Zara metalmeccanica di Dolo stavano sostituendo i bulloni della copertura di acciaio e cemento, corrosi dai cloruri, come rilevato dalla perizia di quattro anni fa. Gli operai, appena sentiti i primi scricchiolii erano usciti di corsa, riuscendo ad allontanarsi in tempo, così come la barista dell’Acquamarina, i fisioterapisti e alcuni pazienti. La struttura è di proprietà del demanio marittimo, ma nel ’98 il Comune l’aveva ottenuta in concessione trentennale dall’Autorità portuale. Poi, negli anni scorsi l’ente municipale ne aveva affidato la gestione alla “2001 Società sportiva dilettantistica”. —


 

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