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Incidente in autostrada: dopo i feriti positivi al Covid, gli agenti della Polstrada sono in quarantena

Gli effetti postumi dello scontro sulla Gorizia-Villesse: due poliziotti costretti a casa per 14 giorni e tre in attesa di tampone

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GORIZIA Essere chiamati ad intervenire sul luogo di un incidente stradale per effettuare i rilievi e controllare la viabilità. E accorgersi, una volta terminato il servizio, di essere entrati in contatto con più persone positive al Covid-19. Comprensibili l’inquietudine e l’angoscia.

È quanto accaduto ai soccorritori (e non) che sono intervenuti, qualche sera fa, lungo l’autostrada A34 Gorizia-Villesse dove si era verificato un tamponamento a tre, all’altezza del territorio comunale di Farra d’Isonzo. Come si ricorderà, oltre a una guida in stato di ebbrezza, era stata accertata la positività al coronavirus dei tre occupanti di una Toyota, tutti di nazionalità macedone. E oggi, come era lecito aspettarsi, si scopre che quest’incidente ha avuto conseguenze anche per gli agenti della Polizia stradale intervenuti in loco. A spiegare gli sviluppi l’ispettore capo Ezio Scocco. «In sostanza, abbiamo applicato quanto prevedono i nostri protocolli interni relativamente alla diffusione del virus. I due colleghi che erano entrati maggiormente in contatto con i tre macedoni sono stati posti in isolamento domiciliare precauzionale». Quindi, per quattordici giorni almeno, saranno fuori dai giochi e non potranno lavorare regolarmente. «Ci sono, poi, altri tre agenti - spiega Scocco - che erano sempre intervenuti per quell’incidente ma non erano in contatto stretto con le persone che si è scoperto, poi, essere positive. Ebbene: tutti e tre i poliziotti stanno per sottoporsi alla prova del tampone rapido».

Nessuna conseguenza, nemmeno di carattere precauzionale, per altri quattro agenti della Polizia stradale, sempre accorsi lungo l’autostrada. «Hanno solamente controllato la viabilità e sono rimasti parecchio lontani dalle vetture e dai feriti. Pertanto, non era necessario alcun test», sottolinea ancora l’ispettore capo. Certo è che i rischi sono notevoli per tutti coloro che lavorano sulle strade, in prima linea, a contatto diretto con le persone.

Quanto ai tre macedoni, per ora non è stato preso nessun provvedimento nei loro confronti. Si tratta di capire se, realmente, arrivassero dalla Macedonia o se, invece, erano entrati in A34 da Gorizia. «Qualora fossero arrivati dalla Macedonia, avrebbero dovuto presentare un certificato che attestasse la loro negatività al coronavirus», spiega ancora Scocco. E c’è anche un altro elemento, tutto da chiarire. I tre cittadini stranieri sapevano di essere contagiati dal Covid, o ne erano completamente ignari? Perché se fosse giusta la prima ipotesi, la loro posizione si aggraverebbe: «il reato avrebbe natura penale», scandisce con chiarezza la Polstrada.

Indagini in corso, insomma, per avere il quadro reale della situazione. —

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